martedì, agosto 31, 2010

Nuova radio italiana in onde medie


Da metà agosto almeno è attiva in onde medie una nuova radio privata italiana. Si tratta di Onda Media Broadcasting, attiva sulla frequenza di 1512 kHz non lontano da Ferrara con 200 watt. Stando agli annunci ha in programma di testare il DRM (trasmissione digitale) su 1503 kHz. E' stata ricevuta dall'amico Alessando Capra in automobile tra Padova e Bologna e tra Bologna e Reggio Emilia di mattina. Non è chiaro se trasmette di sera e/o notte, in quanto dalle mie postazioni di Milano e Bocca di Magra la frequenza è dominata dalla Grecia o dall'Arabia Saudita.

sabato, agosto 28, 2010

Bande tropicali - report 2010


Anche quest’anno Anker Petersen, editor del Domestic Broadcasting Survey (DBS), del Danish Short Wave Club International ha tracciato nel suo report annuale l’andamento dell’attività broadcasting sulle bande tropicali. Ovvero i 120, 90 e 60 metri. Quelli che negli anni 60 e 70 ci regalavano tante soddisfazioni come ascoltatori. Per una lunga serie di motivi le emittenti presenti su queste bande appaiono ormai in via di estinzione. I numeri parlano da sé: tra i 2200 e i 5800 kHz nel 1973 erano on air 1106 stazioni, oggi ne restano 223.

I motivi del declino, rapido e a quanto pare e inesorabile, sono diversi. Il primo è certamente la crescita delle antenne in FM e della televisione, anche via satellite. Poi, soprattutto, nelle aree più ricche è arrivato anche Internet. C’è anche da tenere conto che è entrata in crisi, negli anni 90, anche la produzione di radio dotate di onde corte. Marchi mitici, come la Grundig (poi acquisita dalla Eton), hanno chiuso i battenti. In particolare dal mercato sono scomparsi i ricevitori a basso costo.

Ora però questa tendenza si è drammaticamente invertita. Infatti la crescita delle imprese elettroniche asiatiche, orientate al mercato dei grandi paesi come Cina e India, e l’evoluzione della tecnologia hanno ridato fiato al mercato dei ricevitori portatili a basso costo.

Adesso sul mercato sono reperibili decine di modelli di radioline che offrono oltre alle onde medie e alle onde corte anche le FM dai 64 ai 108 MHz. La maggior parte con tecnologia DSP che permette di ottenere audio di buon qualità a costi modesti. Questo potrebbe invogliare le aziende a mantenere attive le onde corte e, quindi, anche le bande tropicali, soprattutto in quei Paesi di grandi dimensioni e con territori “difficili”, dove la copertura in FM richiede investimenti eccessivi.

C’è però da considerare che molti trasmettitori in onde medie e corte vengono lasciati in attività fin quando durano. Poi quando le antenne cominciano a invecchiare e i pezzi del tx si rompono, prima si riparano al risparmio, con conseguente decadimento della potenza e della qualità di emissione. Poi restano muti. In un periodo di crisi come questo e di impoverimento di molte aree del pianeta in pochi si lanciano in nuovi investimenti radiofonici in onde corte e medie.

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Ecco i dati del report by Anker Petersen:

Region / year 1973 - 1985 - 1997 - 2010

Central Africa 102 - 76 - 40 - 12
Southern Africa 57 - 39 - 33 - 8
Middle East 9 - 4 - 1 - 0

Indian Subcontinent 62 - 45 - 45 - 30
South East Asia 40 - 29 - 21 - 4
Indonesia 171 - 105 - 65 - 10

China, Taiwan, Mongolia 119 - 110 - 75 - 32
CIS (former USSR) 61 - 59 - 47 - 7
Far East 38 - 28 - 28 - 12

Papua New Guinea 17 - 20 - 20 - 14
Australia and other Pacific 10 - 4 - 13 - 11

Central America, Mexico 21 - 23 - 24 - 3
Caribbean 29 - 3 - 3 - 2
Northwestern South America 98 - 41 - 19 - 3

Ecuador 47 - 33 - 22 - 4
Peru 78 - 69 - 78 - 25
Bolivia 35 - 42 - 25 - 11
Brazil 107 - 87 - 67 - 34
Southern South America 5 - 2 - 1 - 1

Total 1,106 - 819 - 627 - 223

Countries like Brazil, China, India, Peru, Papua New Guinea and Bolivia are still dominating the Tropical Bands. But during the past year Tropical stations have disappeared, especially in Central Africa, Latin America and Indonesia. The reason is that other media got higher priority than keeping an elderly Shortwave (SW) transmitter alive.

venerdì, agosto 27, 2010

90 anni di radio in Argentina (audio on line)

El 27 de agosto de 1920 nació la radio en Argentina y, para varios historiadores, ese día es el inicio de la radiodifusión en el mundo.

Que todos los colegas diexistas tengan un feliz día recordando este acontecimiento
que les invito refrescar a través de una producción especial que realicé junto a mi
hermano a través de Radio Uruguay en Rosario hace tres años, entrando en el sitio de "Programasdx"

Cordiales saludos,
Rubén Guillermo Margenet

Via Yimber Gaviria, Colombia, via PlayDX

Visita il sito Programas DX

giovedì, aprile 15, 2010

Messico: premiata una radio dei gesuiti



E' andato a La Voz de los Campesinos, una radio gestita da Fomento Cultural y Educativo, il Premio 2010 della Comunicazione Rurale organizzato dal Programma Internazionale per lo Sviluppo della Comunicazione dell'UNESCO, l'Organizzaziojne delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

Fomento Cultural y Educativo è un'associazione civile gestita da laici e gesuiti insieme.

Quarantacinque anni fa ha fondato La Voz de los Campesinos, una stazione radio che trasmette in un'ampia area del Paese, in spagnolo e in tre lingue indigene. Il riconoscimento, ha dichiarato Sergio Cobo, direttore di Fomento Cultural y Educativo, "premia i campesinos e i popoli indigeni messicani che hanno contribuito alla crescita della radio con la loro voce ed è fonte di soddisfazione per il Messico e tutta l'America Latina". La premiazione si è svolta nella sede dell'UNESCO a Parigi lo scorso 24 marzo. (Fonte: Info SJ)

nella foto: (courtesy Alfredo Zepeda/The peasants’ voice) Indigenous DJ Sandra Cruz on the air of La Voz de los Campesinos, XHFCE 105.5 FM, or The Peasants’ Voice, radio station from the eastern state of Veracruz, Mexico.


altre info: www.indiancountrytoday.com

mercoledì, agosto 26, 2009

La seconda giovinezza della radio


La televisione non è riuscita a oscurarla. Internet nemmeno. Nonostante i facili profeti di sventura, l'invenzione di Guglielmo Marconi non solo è sopravvissuta ai concorrenti mediatici, ma conosce una nuova giovinezza. Un mezzo tanto vecchio, quanto capace di innovarsi. E alla sua ombra prosperano i radioamatori. Quegli appassionati che in troppi immaginano come dei chiacchieroni, perditempo, attaccati a un microfono. Negati per il computer, magari stravaganti e coi capelli scompigliati da inventore pazzo. Sbagliato. I radioamatori, in gergo Om, dall'inglese old man, sono tutt'altra cosa. E soprattutto sono spesso persone di cultura, all'avanguardia sul fronte della tecnologia. Anzi contribuiscono a farla
sviluppare.

«In gran parte sono delle persone curiose, a cui piace sperimentare - dice Claudio Re, ingegnere, direttore (tecnico) delle reti di Radio Maria nel mondo, radioamatore con nominativo i1rfq, titolare della innovativa Sistel -. La comunicazione è un corollario. Non è fine a se stessa. La curiosità poi si trasferisce nel lavoro. Spinge, anzi, a fare certi lavori. Dove c'è ricerca c'è un radioamatore. Un esempio? La Nasa». Non a caso anche Paolo Nespoli, l'astronauta italiano, in forza all'Esa, ente spaziale europeo, volato con lo Shuttle fino alla Stazione spaziale internazionale, è uno del gruppo, iz0jpa. E non è un caso che lassù, sulla stazione orbitante, ci siano delle radio operanti sulle frequenze amatoriali dei 144 e 432 MHz. Così a fine ottobre Nespoli si è collegato con alcune scuole e università. Ad ascoltare la conversazione anche gli studenti di altre scuole sparse per l'Italia. Tante le domande. Si è parlato
di astronautica, fisica, astronomia, ma anche di pace e di cultura.

Il legame tra passione e formazione scolastica si stringe. «Per i giovani la passione per la radio spesso rappresenta uno stimolo ad approfondire gli studi scientifici e tecnologici - osserva Michele D'Amico, iz2eas, professore associato al Politecnico di Milano, docente di campi elettromagnetici ed esperto tra l'altro di radarmeteorologia -. Il ragazzo è spinto a tentare le autocostruzioni, dai ricevitori alle antenne. E la pratica lo porta ad approfondire la teoria. Impara a verificare le sue conoscenze e le sue idee. Stimola la creatività». E questo appare sempre più importante in una fase in cui le iscrizioni alle facoltà scientifiche e a ingegneria sono in continuo calo. Si salva solo ingegneria gestionale, legata più al management aziendale, non alla ricerca.

Quanto le parole del professor D'Amico siano vere lo dimostra la storia di Nico Palermo, iv3nwv. A 11 anni giocava con la radio. Vent'anni più tardi, dopo aver fatto Ingegneria a Trieste e aver lavorato alla Siemens, ha costruito la sua prima radio. E dopo aver lavorato nel campo biomedico, ora ha una sua azienda e costruisce il Perseus, un ricevitore dalle caratteristiche elevate e, sembra incredibile, poco costoso.

E qui viene il bello. L'Italia, grazie a un gruppo di radioamatori ingegnosi, è tornata all'avanguardia in questo settore delle telecomunicazioni. La tecnologia è quella dell'Sdr, software defined radio. Un termine che sta a indicare un apparato radio senza più valvole o transistor, manopole, bottoni e accordatori. Uno scatolotto, valore meno di mille euro, che viene collegato al computer e che sfrutta le potenzialità di questo per offrire prestazioni paragonabili o superiori a radio tradizionali, riceventi o trasmittenti, del valore di 10mila o più euro. I giapponesi sono rimasti indietro. Il confronto è solo con gli americani, che però sembrano perdere terreno. Nel nostro Paese sono già diverse le aziende impegnate nel settore. Come la Elad, oppure la Microtelecom di Nico Palermo. O ancora lo stesso Claudio Re, che ha sviluppato l'italianissimo CiaoRadio H101, e che presto presenterà l'ancora più innovativo H102.

Questa corsa è collegata allo sviluppo di programmi software sempre più sofisticati, che vedono in prima linea ancora altri radiomatori italiani, come Oscar Steila, ik1xpv, e Alberto Di Bene, i2phd, che ormai godono di fama internazionale. La cosa non è passata inosservata nelle aziende che contano nel mondo, la tedesca Rohde & Schwarz, la Ferrari della radio, ha iniziato a produrre ricevitori SDR prefessionali a uso civile e militare. A costi però inaccessibili.

Ma tutto passa anche dallo studio. L'Associazione radioamatori italiani ne è convinta. «Gli insegnanti "Om" sono tantissimi - spiega Nicola Sanna, i0nsy, presidente dell'Ari e direttore di Radio Rivista -, due anni fa abbiamo siglato una convenzione a Roma per entrare nelle scuole, dalle elementari agli atenei. Il progetto, noto come "La radio a scuola", è piaciuto così tanto che lo stanno riprendendo anche in Slovenia e in Romania. E se ne stanno interessando negli Stati Uniti».

«La radio tra i banchi si presta a un lavoro interdisciplinare e per gli studenti è molto coinvolgente», spiega Fabio Tagetti, docente d'Inglese all'Istituto Silva di Legnago ed esperto d'area del ministero della Pubblica Istruzione. Al suo attivo ha pure un volume, "Imparare l'inglese con radio, tv e internet", edito da Il Rostro. «Il progetto dell'Ari - riprende - da una parte ha finalità linguistiche e culturali, dall'altra si presta allo studio della fisica, dell'informatica e della tecnologia, anche nei suoi ambiti più avanzati, come le "convergenze digitali", quelle che stanno cambiando il mondo dei media. O aiuta a studiare la meteorologia, leggendo un fax meteo ricevuto via etere. Infine insegna ad aprirsi al mondo e a "capire" le notizie, confrontando, ad esempio, anche i notiziari in italiano di Rai, Radio Vaticana,
Radio Cina internazionale, Radio Romania internazionale e altri».

Studiando e sperimentando qualcuno potrebbe anche diventare un Premio Nobel. Come il radioamatore, esperto in comunicazioni estreme (anche sfruttando le riflessioni lunari) e astrofisico Joseph H. Taylor jr, k1jt, che ha ricevuto il riconoscimento nel 1993 per la scoperta di un nuovo tipo di stella pulsar.

(Pubblicato su Avvenire, 16-11-2007)

martedì, luglio 28, 2009

Bande tropicali: radio in estinzione

Le stazioni domestiche sulle bande tropicali sono in via d'estinzione. Tra 10 anni non le ascolteremo più. Lo afferma, dati alla mano, Anker Petersen, noto DXeditor del quindicinale elettronico DX-Window, del Danish Shortwave Club International. Petersen da anni tiene sotto costante monitoraggio la porzione delle onde corte tra 2300 e i 5800 kHz. Dallo studio emerge che nel 1973 le radio domestiche erano 1106, mentre adesso ne restano attive 235. L'unica nazione in cui resistono è Papua e Nuova Guinea: erano 17 oggi sono 15. Nel resto del mondo sono messe in fuga dalle onde medie e dall'avanzata delle FM.

sabato, luglio 11, 2009

Radio pirata, il libro

E' uscita la seconda edizione del libro di Andrea Borgnino dedicato alla radio pirata. Ecco il comunicato:

La diffusione del Rock'n'Roll in Europa inizia nei primi anni sessanta a bordo della nave che ospitò Radio Caroline, storica emittente pirata che per prima affrontò le gelide acque del Nord per trasmettere musica libera e messaggi di pace. In queste pagine si racconta di quei valorosi dj e di quegli uomini che finanziarono e inventarono il mondo delle emittenti pirata rivoluzionando per sempre il mondo della radio in Europa. Oggi sono ancora attive centinaia di stazioni illegali che sfidano le leggi dell’etere. Dietro ogni radio, la storia di conduttori che costruiscono antenne e trasmettitori per lanciare segnali di libertà via radio, una pratica che unisce musica e comunicazione permettendo la nascita di nuovi linguaggi.

Titolo: Radio pirata. Rock, libertà, trasgressione e nuovi linguaggi radiofonici. Le straordinarie imprese dei bucanieri dell'etere
Autore: Borgnino Andrea - Prezzo: € 14,90 - Editore: Paolo Persiani Editore

si può acquistare on line su IBS.it

oppure su Hoepli.it

martedì, giugno 30, 2009

Iran, la guerra dell'informazione

Scene di Guerra fredda. Già viste. Un regime per sopravvivere deve nascondere la realtà. Per farlo deve censurare i media. Con quelli nazionali è facile. Con internet si può fare, anche se qualcosa sfugge sempre al controllo. Ma oscurare le radio in onde corte e le trasmissioni audio-video via satellite è più complesso. Occorre ricorrere alla pirateria mediatica. Ed è quello che sta succedendo in Iran, dove si sta combattendo su tre fronti.

La «disinformazione
«Sono stata influenzata dalla televisione inglese. Mi hanno fatto credere cose false. Le loro menzogne mi hanno spinto a scendere in strada a protestare. Ma non c’era la polizia, nessuno ci ha minacciati, però abbiamo iniziato a dare fuoco alle automobili». È una donna a parlare, alla tv iraniana. Uno dei tanti testimoni ad hoc sfilati in questi giorni davanti alle telecamere per demonizzare l’informazione straniera in particolare. «Un complotto contro Teheran a base di menzogne che hanno ingannato i giovani», hanno ripetuto i vertici del regime. Racconti estorti o resi da “attori” per toglier credibilità all’inglese Bbc, soprattutto, ma anche alla Voice of America e a Radio Farda, la radio in lingua farsi finanziata dal Congresso statunitense che si rivolge ai giovani iraniani. L’ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i media internazionali di condurre una guerra di psicologia mediatica contro la Repubblica islamica «fomentando l’odio con le menzogne».

Zittire le radio a onde corte
Le radio in onde medie e onde corte che portano notizie sgradite devono essere zittite. Per farlo Teheran ha messo in campo una tecnica già usata in modo massiccio dall’Unione sovietica in passato e dalla Cina oggi: il «jamming». Potenti trasmettitori che irradiano sulla stessa frequenza del nemico, mandando in onda rumore oppure musica ricca di acuti in modo da impedire la ricezione dei programmi in arrivo dall’estero. La strategia del «jamming» è già stata utilizzata dal regime di Teheran nel 1999, durante le manifestazioni studentesche, e nel 2005, dopo le elezioni presidenziali. Gli inglesi hanno subito messo in campo 17 nuove frequenze, svariati trasmettitori «superopower» da 250 e 500 kW in Paesi, come Cipro, poco distanti dall’Iran. Stessa cosa hanno fatto la Voa e Radio Farda.

La battaglia dei satelliti
Lo scontro si sposta nello spazio. Il nemico è in orbita. Sono i satelliti che ritrasmettono i segnali tv ma anche radio. Il regime di Teheran si è subito reso conto, con rabbia, che la tv della Bbc raccontava fedelmente quanto stava accadendo nelle piazze. E che erano tanti i telespettatori iraniani. Mostrava le immagini, i filmati. Prove incontrovertibili della brutale repressione in atto. Ragazze picchiate e uccise. Cariche, inseguimenti, pestaggi. Così quasi subito si è iniziato a «sparare» contro i satelliti nemici. Segnali ad alta potenza, sulle frequenze «uplink» del satellite da accecare. Questi sono entrati in competizione con il segnale dell’emittente in arrivo da terra, disturbando la ricezione (e quindi la ritrasmissione) da parte del satellite del programma verso Teheran.
La Bbc ha dovuto fare ricorso a due satelliti aggiuntivi, la Voa ha messo in azione contemporanea 5 satelliti e Radio Farda ha utilizzato ulteriori 4 satelliti presenti nei cieli del Medio Oriente. Una risposta massiccia che pare avere avuto dei risultati.

di Giampiero Bernardini su Avvenire del 30 giugno 2009

sabato, aprile 04, 2009

I nuovi 40 metri dei radioamatori


Il 29 marzo è scattato il nuovo Band plan che assegna anche ai radioamatori non americani anche la fetta dei 40 metri tra 7100 e 7200 kHz.

Le stazioni broadcasting hanno così lasciato questo segmento. Qualcuna subito, altre con un paio di giorni di ritardo. Qualcun’altra ha invece resta. Si tratta di stazioni domestiche. Quindi si apre la possibilità per noi ascoltatori di poter seguire qualche emittente prima piuttosto interferita. Inoltre è arrivata una nuova stazione, Radio Hargheisa, dalla Somalia che si è posizionata qui, vicino alle emittenti di Etiopia ed Eritrea. Insomma questa è la banda del Corno d’Africa.

Un primo bandscan fatto a Milano lo trovate sul blog onde corte

Chi è interessato ai monitoraggi degli "intrusi" nelle bande amatoriali può visitare il sito www.iarums-r1.org e poi cliccare su latest intruder news (sulla sinistra)

venerdì, gennaio 02, 2009

531 kHz, Svizzera addio

Alle 22.29 UTC del 31 dicembre 2008 la Svizzera ha chiuso il traspettitore in onde medie sui 531 kHz, DRS Musikwelle Beromünster. A Milano arriva RNE R5... nessuna traccia di UTVARP FAROE per il momento, chissà... DRS può ora essere ascoltata solo su Internet.

Dario Monferini via PlayDX

Azerbaijan, stretta alle radio straniere

The government of Azerbaijan has terminated broadcast licences issued to foreign radio stations. As of 1 January, numerous broadcasters, including the BBC, Voice of America and Radio Free Europe, will no longer be allowed to broadcast on national frequencies. Europe and the United States have severely criticised the decision and accused Azerbaijan of restricting press freedom. Baku says the new regulations are not politically motivated and pointed out that foreign radio stations will still be allowed to broadcast via cable and internet.

Source: www.radionetherlands.nl

via HCDX by Jaisakthivel, Chennai, India

Per saperne di più vedi Azerbaijan su Wikipedia

venerdì, novembre 14, 2008

Passport to World Band Radio 2009

Nei giorni scorsi sono arrivate in Italia le copie della edizione 2009 del libro Passport to World Band Radio edizione 2009 edito dal famoso Larry Magne negli USA. (www.passband.com). Vi propongo la recensione dell'amico Dario Monferini, che lo può fare avere di chi ne fosse interessato.
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Passport to World Band Radio, che questo anno compie i 25 anni si presenta con una copertina "fantascientifica", con i nanetti verdi, realizzata da Wilson, che ascoltano... volando nello spazio. In tutto 528 pagine! Il contenuto è decisamente utile ed interessante. (Vedere qui).

Qui analizzo unicamente gli articoli del libro, trovate nel link sopra riportato ulteriori dettagli.

PAG. 10 a 27: "Colombia : Bandits, Ballads, and Broadcasts". Un articolo compilato con passione e dettagli e foto spettacolari da Henrik Klemetz che per alcuni anni ha vissuto in Colombia. Inutile aggiungere che l'autore dell'articolo e uno dei maggiori esperti del radioascolto nella zona Latino Americana.

PAG. 30 a 51 : GETTING STARTED. Abituale panoramica, stavolta con molte foto a colori delle redazioni delle principali emittenti internazionali che operano sulle onde corte a livello mondiale.....Radio Mosca....Radio Deutsche Welle.......Radio Nederlands......China Radio International... tra le altre.

PAG.57 a 129 "HOW TO CHOOSE A WORLD BAND RADIO" come ogni anno e il pezzo forte, nel quale viene offerta una dettagliata panoramica dei ricevitori sul mercato a seconda delle possibilita economiche, non e un semplice catalogo, ogni apparato viene preso in esame accuratamente e vengono messi in evidenza i pregi ed i difetti, senza dubbio e un servizio molto utile e che presenta in 72 pagine quello che ogni ascoltatore desidera sapere, cosa comprare per fare radioascolto.

PAG.130 a 141 "PROFESSIONAL RECEIVERS FOR 2009" Esamina attentamente i ricevitori che hanno caratteristiche di ricezione sopratutto di emittenti utility, sarebbe infatti abbastanza "idiota" comprare un ricevitore da 10000 dollari per ascoltare la Deutsche Welle....... dall'articolo si capisce che questi ricevitori sono come i Dinosauri....in via di estinzione.

PAG.141 a 160 "RECEIVERS FOR YOUR PCs" Il settore si sta rapidamente estendendo. La possibilità di ascoltare con il vostro PC, che solo qualche hanno fa pareva relegato alla ricezione del real audio tramite WEB e che ora offre nuovi panorami: ascoltare e poter registrare l'intero spettro delle onde medie o parte delle onde corte per poi comodamente riascoltare e vedere nel monitor del vostro Pc quali emittenti arrivavano meglio. Ad esempio dal 55° al 60° minuto di ogni ora, non è piu... fantascienza.
Questo modo di riascoltare puo far storcere il naso ai "puristi" dell'hobby del radioascolto, ma puo anche rappresentare il futuro, dato che finalmente si ha a portata di... orecchio tutto quello che puo essere ricevuto in caso di propagazione favorevole. L'industria Italiana del settore e alla avanguardia con il Perseus e in queste pagine vengono dettagliatamente presentati tutti i particolari di questo geniale e innovativo apparato.

PAG.162 a 192 "WIRE ANTENNAS & ACTIVE ANTENNAS FOR 2009" Per un buon rendimento del vostro apparato occorre una buona antenna, pertanto nelle 30 pagine trovate davvero di tutto e potrete scegliere cosa comprare oppure provare virtualmente (se non conoscete qualche amico che le ha comprate... tutte) le antenne attive descritte minuziosamente nell'articolo.

PAG.194 a 245 "WHAT'S ON TONIGHT?" Vengono presi in esame programmi regolarmente in onda ogni giorno nell'arco delle 24 ore. Pertanto il titolo mi pare sballato,
dovrebbe essere "WHAT'S ON TODAY!". Programmi in lingua inglese, soprattutto, dato che il libro e orientato per il mercato americano. Non molte le foto e tutte in bianco e nero, per limitare il costo, ma viene spontaneo suggerire all'editore di inserire piu foto nella prossima edizione del 2010.

PAG.246 a 309 "ADDRESSES PLUS 2009" Riuscire a condensare tutti gli indirizzi di tutte le emittenti del mondo operanti sulla FM, AM, SW del vostro apparato non sarebbe alla portata neanche di Mandrake... per tale motivo nell'elenco sono riportate solo le principali emittenti mondiali in onde corte. Ci pare una saggia decisione, lasciando tale gravoso compito al World Radio TV Handbook 2009 atteso per metà dicembre.

PAG.310 a 358 "WORLDWIDE BROADCASTS in ENGLISH 2009" Col sottotitolo "Country by Country guide" In realta a me e parso uno spazio sprecato, dato che molte informazioni compaiono nel precedente spazio "WHAT's ON TONIGHT?"... or TODAY! A pagina 311 compare un simpatico Bulldog... mi auguro che non venga addestrato per farmi la festa la prima volta che andrò negli States. Sherzi a parte, anche questo spazio dedicato alle trasmissioni in Inglese e può risultare interessante, se ovviamente conoscete questa lingua. Un suggerimento: uno spazio per i programmi in Spagnolo, ormai lingua più che importante anche negli Usa ormai. Magari l'amico Henrik Klemetz potrebbe realizzarlo per la prossima edizione. Chissà.

PAG.360 a 528 "PASSPORT's BLUE PAGES" In altre parole la lista in ordine di frequenza delle emittenti di tutto il pianeta, da 2310 kHz a 26000 kHz. Le famose "BLUE PAGES", che per fortuna sono BIANCHE e tutte ben leggibili. Solo il bordo è blu. E' il piatto più prelibato del libro con gli orari nuovi, in onda dal 26 ottobre e che permettono in un battibaleno di capire cosa state ascoltando con il vostro ricevitore.

In conclusione: anche questa 25a edizione è da consigliare sia per le piacevoli letture, che per referenze utili a reperire un buon ricevitore ed una buona antenna attiva. Ma anche per scegliere cosa ascoltare o per scoprire se il programma in lingua Bantu che state ascoltando proviene davvero dall'Africa nera, o dal servizio Bantu di qualche emittente mondiale diretto all'Africa.

Come acquistarlo: chi desiderasse ordinare il Passport World Band Radio 2009, può farlo inviando 40 Euro in contanti (meglio in tal caso usare lettera raccomandata) oppure con vaglia postale a Dario Monferini, via Davanzati 8, 20158 MILANO.
Il libro viene inviato con lettera raccomandata e non si effettuano invii contro assegno.

Dario Monferini
PlayDX.com

giovedì, agosto 07, 2008

Radio Vaticana vola sul web


La Radio Vaticana viaggia on air e on web. Da quando si è congiunta a internet, la radio del papa ha allargato in modo impressionante il suo raggio d'azione. È diventata un fenomeno multimediale unico al mondo, in 45 lingue e 13 alfabeti. Al quale si aggiunge un centro di produzione tv.

Un "matrimonio" ben riuscito, quindi, secondo quanto racconta Sandro Magister.

Un articolo da leggere su www.chiesa de l'Espresso

lunedì, maggio 26, 2008

La radio che verrà


L'Istituto per la Formazione al Giornalismo “Carlo De Martino”, di Milano, ha presentato nei giorni scorsi il convegno “La radio che verrà, metamorfosi e prospettive di un mezzo di successo”. Presenti il direttore di Radio24 Giancarlo Santalmassi, la voce sportiva Bruno Pizzul, la prima speaker femminile di RMC Luisella Berrino, e il direttore artistico di Virgin Radio, Dj Ringo.

Un mezzo che non conosce crisi: i suoi numeri, a partire dal numero di ascoltatori fino agli introiti pubblicitari, sono dagli esordi fino ad oggi sempre in crescita. Qualche dato? Sono 350 le emittenti italiane attualmente censite da Audiradio, 34 milioni l'audience media negli ultimi 12 anni, 7 milioni gli ascoltatori giornalieri di Radio1 (la rete più seguita) e 601 milioni di euro il volume degli investimenti pubblicitari per il 2007.

Prospettive future Dopo un tuffo nel passato - dai pioneristici tempi di RadioRai, passando per le emittenti libere degli anni Settanta fino ai nuovi esperimenti dell’AllNews e AllMusic – i protagonisti hanno puntato lo sguardo verso il futuro dell’etere. Un destino difficile da decifrare, come lo stesso Pizzul ha subito precisato: “Non so fare previsioni, non sono la persona giusta per fare questo tipo di analisi”. Il numero uno di Radio24 ha provato invece a sbilanciarsi: “La radio ha resistito all’arrivo della Tv, del Cinema e di internet” questo perché “è il mezzo più dinamico di tutti che consente di fare altre cose mentre la si ascolta”. Ringo è ancora più categorico: “Non bisogna pensare a grandi evoluzioni, la cosa più importante è la qualità, nella musica e nei programmi d’informazione dove la voce prevale”.

Un passato glorioso Il futuro dell’etere va letto avendo piena consapevolezza della sua storia passata. La comunicazione radiofonica ha tanti pregi, tra gli altri, spiega Berrino ripercorrendo la sua lunga carriera on air, “la magia che si instaura nella confidenza tra conduttore e ascoltatori”. Un rapporto, continua la speaker di RMC, che nasce “appena mi metto davanti al microfono: lì mi sento come se fossi sola, e le parole nascono con naturalezza e spontaneità”. Lo stesso non vale per gli altri mezzi d’informazione, tra tutti la televisione: “ La Tv è un mezzo vecchio, che obbliga lo spettatore ad una fruizione forzata, senza possibilità di dibattito”, spiega Ringo. E Santalmassi: “Tutte le volte che interviene la televisione l’evento si trasforma in qualcos’altro mentre la radio sa raccontarlo più fedelmente”. La radio, è la convinzione del direttore di Radio 24, si ascolta e si segue nel tempo "perché è l'unico mezzo che riesce a creare un vero senso d’intimità collettiva”. (da GiornaleRadio Info)

La radio al contrattacco della tv (in Svizzera)

La radio non solo "resiste" alla tv, ma passa addirittura al contrattacco. Almeno in Svizzera. Qui il tempo trascorso davanti al piccolo schermo è in diminuzione mentre sale il gradimento per l'invenzione di Marconi. Secondo uno studio di Mediapulse nel 2007 i telespettatori della Svizzera francese sono rimasti davanti alla tv in media 163 minuti al giorno, contro i 170 nel 2006. Ogni giorno, 7 persone su 10 hanno acceso la televisione, ma gli affezionati della radio sono cresciuti fino al 90,6% della popolazione con più di 15 anni. Il tempo medio giornaliero di ascolto è salito di 3 minuti, dai 100 del 206 ai 103 del 2007. A crescere soprattutto i canali privati, ma l'emittenza pubblica (SRG SSR) è sempre il leader del mercato con il 68% di audience. (da Swissinfo.ch)

mercoledì, ottobre 03, 2007

La Rai chiude le onde corte, l'Italia non parla più col Sud del mondo

La Rai ha abbandonato le onde corte. Il 30 settembre sono cessate le trasmissioni per l’estero. Dal punto di vista storico per il nostro Paese finisce un’epoca, quella di Marconi. E ne dovrebbe iniziare un’altra, quella digitale. Dal punto di vista della comunicazione, invece, l’Italia abbandona di fatto il Terzo Mondo. E non comunica più con i Paesi del Nord Africa.

Questione di costi, ma non si parla di quelli della casta
Il direttore di Rai International parla di un risparmio di 18 milioni di euro. Denaro che potrà essere destinato alla tv e a internet. La decisione appare bipartisan, perché il processo di smantellamento del settore è iniziato con la legge Gasparri del 3 maggio 2004, che nella convenzione tra ente radiotelevisivo e governo ha fatto sparire le onde corte per l’estero. E si conclude con Prodi. La notizia della chiusura era diventata ormai certa verso la fine di settembre quando erano stati spenti due relay, i potenti ripetitori di Singapore e dell’isola di Ascensione, nell’Atlantico, che irradiavano verso Sud America, Africa e Australia. Immediata la reazione dei sindacati, poi rassicurati dall’azienda, preoccupati per il futuro di 45 dipendenti, tra tecnici e annunciatori traduttori madrelingua, oltre a diversi contratti a termine. In tutto erano 26 le lingue utilizzate per le trasmissioni all’estero. Secondo i dirigenti di viale Mazzini notiziari e programmi continueranno ad essere diffusi, almeno in parte, via tv satellitare e web. Dovrebbe arrivare anche un Tg in spagnolo.

L'esempio straniero non seguito
La decisione segue, in apparenza, quanto deciso da altre grandi compagnie radiofoniche nazionali. Dalla Voa alla Bbc, fino a Radio France international hanno ridotto le trasmissioni in onda corta, passando alle nuove tecnologie. Ma questo solo per le aree ricche e tecnologicamente avanzate. Nord America, Europa, Australia, Giappone. Là dove si dispone di computer e di collegamenti veloci. Del resto anche buona parte dell’Italia è ancora priva del collegamento a internet via Adsl.

La radio libera la mente
Per il resto del mondo la radio tradizionale, spesso piccola e facilmente trasportabile, continua a essere l’unico strumento per avere notizie. A basso costo, anche perché la Cina sta invadendo il mondo con radioline di buona qualità a prezzi stracciati. E in Africa è ormai avviata la produzione di radio a manovella, che non hanno bisogno delle pile. Ecco quindi che se la Bbc ha tagliato verso gli Usa ha aumentato le trasmissioni in arabo. E il governo degli Stati Uniti ha lanciato nuove radio in onde corte, medie e Fm: Radio Sawa, in arabo, e Radio Farda in farsi. Obiettivo: parlare ai giovani islamici.

Internet, la censura facile
E se internet può essere facilmente censurabile e controllabile, come sta accadendo in Cina con le complicità delle grandi aziende informatiche del Nord America, le onde radio lo sono meno facilmente. Lo dimostra il caso di Democratic voice of Burma, con gli studi in Norvegia, che riesce a perforare la feroce censura militare del Myanmar. E proprio in questi giorni nel Paese asiatico sono andate a ruba le radio con le onde corte, per avere, dall’estero, informazioni non censurate sulla protesta popolare e la repressione del regime.

Politica estera, se ci sei batti un colpo
Tornando all’Italia, con questa scelta il nostro governo rischia di privarsi di uno strumento importante di politica estera. Razionalizzare è necessario, ma rinunciare a dialogare con chi vive sulla sponda sud del Mediterraneo, con i nostri vicini, può non essere saggio. Nel caso specifico, vista la nostra posizione geografica, non sarebbe particolarmente costoso. E oltre alle onde corte si potrebbero usare le onde medie, con le antenne in Sicilia o nelle sue isole minori. Basterebbe avere una politica estera.

mercoledì, settembre 12, 2007

Italia, la grande giungla FM

Penalizzata la Rai e soffocate le locali

I canali pubblici faticano a farsi sentire
In pochi anni scomparse duemila emittenti


Una giungla inestricabile. Dove ci si può fare strada solo con la forza del denaro. È la radiofonia italiana. Basta accendere l'autoradio per capirlo. Stazioni radio affastellate che cambiano nel giro di pochi chilometri. Interferenze, disturbi, segnali deboli. Un male che colpisce 38 milioni di ascoltatori, a cui nessuno vuol mettere rimedio. A farne spesso le spese è persino la Rai. Lo ha ricordato di recente proprio Antonio Capranica, direttore del Giornale radio Rai. A differenza della Gran Bretagna, per fare un esempio, alla radio pubblica non sono state
riservate fasce di frequenza. Risultato: ascolto difficoltoso per uno o più canali in tante zone. Molti ascoltatori di Radiotre protestarono a lungo quando la Rai lo spense sulle onde medie: in Fm non riuscivano ad ascoltarlo. Come Isoradio in molti tratti autostradali.

All'origine del caos sta la Mammì. Legge del 1990 che, in attesa di una regolamentazione delle Fm mai arrivata, ha congelato la situazione. Venne fatto un censimento degli impianti trasmittenti e fu bloccata l'accensione di nuovi. In teoria. Perché 17 anni fa diverse emittenti dichiararono più impianti di quelli posseduti, confidando che nessuno avrebbe mai controllato se tutte le frequenze fossero accese. Però erano legalmente rivendibili. Così, involontariamente, la
legge, congelando l'esistente ha ostacolato la nascita di nuove radio e fatto impennare il costo delle frequenze già in uso: per accendere nuovi impianti, aprire una nuova radio commerciale o allargare il raggio di ascolto non resta che comprare i trasmettitori, ovvero le frequenze. A Milano ormai costano milioni di euro.

Nessuna nuova radio può nascere se non dispone di capitali ingenti. In pochi anni le voci più piccole sono state divorate a suon di soldi dai network. Erano 3mila, oggi ne restano 1150, comprese le regionali. Impensabile che un ente non profit possa aprire la sua piccola radio in una grande città: non ci sono frequenze libere. Eppure di canali "vuoti" ce ne sarebbero, se il ministero avesse regolamentato l'etere. Lo dimostrano le radio nazionali comunitarie, come Radio Padania. Che ha sfruttato una leggina ad hoc che consente di accendere nuovi impianti, se non si causano interferenze. Ha fatto discutere parecchio in Sardegna
l'accensione di una decina di frequenze della radio della Lega, poi però cedute, in modo legale ma aggirando la Mammì, passati 90 giorni a emittenti commerciali (tra cui Radiolina, Radio Monte Carlo e Radio Cuore 2), facendo cassa. Ma non sono previste porzioni dello spettro Fm, tra 88 e 108 MHz, per le emittenti comunitarie, da quella di quartiere a quella parrocchiale.

Nel Regno Unito la legge prevede licenze speciali per piccole radio, a cui possono accedere, come squadre di calcio, ospedali, università. In Spagna convivono 2mila radio municipali tra 106 e 108 MHz. Negli Stati Uniti le radio locali sono il nerbo della radiofonia nazionale. In quasi tutti i Paesi occidentali, poi, esiste un elenco pubblico delle radio, con area di copertura e potenza del trasmettitore autorizzate. E in ogni bacino di utenza le frequenze sono assegnate in modo che ci non ci siano interferenze tra loro e di solito un'emittente può disporre di una sola
frequenza.

L'Italia invece trasmette su un altro pianeta. Nelle grandi città più di un network occupa tre frequenze, togliendo spazio ad altre voci. E provate a cercare un elenco ufficiale, attendibile, delle emittenti italiane e dei loro trasmettitori. Impossibile. Inutile chiedere al ministero delle Telecomunicazioni o ai Corerat: solo l'Emilia, la Toscana e l'Umbria mettono a disposizione i dati. In Francia o in Usa si trova tutto sul Web, in maniera pubblica e trasparante.

In Italia l'unico elenco complessivo utile, in gran parte attendibile, è quello realizzato da alcuni appassionati riuniti nel gruppo Fmdx_Italy che in sinergia con i tedeschi dell'Fmlist hanno messo on line un database delle emittenti italiane. Sono stati contati oltre 14mila impianti, in gran parte posseduti da 20 network nazionali. Ma il numero è per difetto e incerto, visto che anche le comunità montane possono
dare l'autorizzazione ad accendere piccoli impianti. C'è un network che, in Centro Italia, sta accendendo impianti a decine. «Ma è una realtà confusa in continuo movimento - spiega il giornalista Fabrizio Carnevalini, curatore del database -. Senza regole e senza controlli».

Con un grande spreco di energia elettrica, perché nella giungla le radio usano trasmettitori sempre più potenti: una gestione razionale delle frequenze potrebbe far risparmiare almeno il 30%. Una gara a chi urla di più. Per tentare la scalata ad Audiradio e ai contratti pubblicitari.

Giampiero Bernardini, Avvenire, 25 agosto 2007

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Bardelli del Corallo:
«Aiutiamo le piccole realtà, sono la vera voce del Paese»


«Lo strapotere dei grandi network radiofonici? È verissimo. Ma le emittenti del circuito Aeranti-Corallo stanno dimostrando, come le loro colleghe, tutto il valore culturale, strategico e democratico delle radio locali». Lo sostiene deciso Luigi Bardelli, presidente del circuito Corallo, di orientamento cattolico, che insieme all'Aeranti riunisce 668 radio locali italiane, più della metà delle 1150 realtà sparse sul territorio. «Occorre salvaguardare questo miracolo italiano che in 30 anni ha visto nascere in maniera spontanea centinaia di emittenti locali - prosegue Bardelli -. È una originalità tutta nostra in un momento in cui si sta tornando alla riscoperta delle radici. Questo è il passo per la vera multiculturalità».

Purtroppo, però il numero delle radio «indipendenti» italiane si è dimezzato. «È un patrimonio che si va erodendo - aggiunge il presidente -: occorre difenderlo perché è un baluardo contro l'appiattimento della globalizzazione. Noi di Aeranti-Corallo abbiamo, invece, trovato una formula vincente in cui l'unione fa la forza. In particolare, è innovativo e utile l'apporto di Radio Inblu, che fornisce a ben 200 radio di ispirazione cattolica una serie di trasmissioni che ne potenziano i contenuti nazionali e ne evitano il provincialismo». E se in Italia i grandi network radiofonici dettano legge «con un linguaggio omologato», la forza della radio locale «resta quella di raccontare il territorio, di far parlare la gente reale, che
ha relazioni vere». Troppo spesso, infatti, le radio nazionali propongono modelli «inventati». «Si guardi il caso della famiglia - spiega -. Se si ascoltano le radio locali certi stili di vita non sono accettati come normali, perché la gente in periferia è ancora seria. Il Paese reale è tutto un altro».

Come si può ovviare? «Con l'avvento digitale tutto sta cambiando - conclude Bardelli -. Il business andrà avanti, ma sono fiducioso che si troverà una soluzione. Stiamo organizzando incontri e convegni con l'Authority per le Comunicazioni, con il Ministro delle Comunicazioni e con dei tecnici. Ragioneremo come contribuire al dibattito nazionale e contrastare le direttive europee che limitano il numero delle frequenze, difendendo la specificità dell'esperienza italiana».

Angela Calvini, Avvenire, 25 agosto 2007

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I numeri

Un mercato che vale 585 milioni di euro Secondo Audiradio, nelprimo semestre del 2007, oltre 38 milioni 505 milaitaliani hanno ascoltato ogni giorno la radio. Un’attenzione che,standoalla rilevazione, cresce di anno in anno.Per quanto riguarda la classifica delle emittenti più ascoltate:al primo posto si conferma Radiouno con 6.616.000 ascoltatori nel giorno medio,seguita da Radio DeeJay con 5.604.000 ascoltatori, mentre al terzo posto mantiene la posizione Radiodue con 5.270.000, che precede Rtl (5.141.000) e Rds (5.043.000).

Altro discorso il fatturato degli investimenti pubblicitari sulla radio dove nel 2006 si sono registrati segnali molto positivi: rispetto al 2005 c’è stata una crescita del 5%,pari ad un investimento di 585 milioni di euro da suddividere tra le nazionali (395 milioni di euro e +6,5%) e le locali (190 milioni di euro e il +2%). Bene,infine,le commerciali nazionali (+8%),efficaci soprattutto sul target più cercato dai pubblicitari, quello tra i 25 e i 44 anni. (Avvenire 25 agosto 2007)

mercoledì, agosto 22, 2007

Chiude Radio National 102 (Sanremo)

Ha purtroppo chiuso i battenti a Sanremo una emittente radiofonica storica. Si tratta di Radio National 102 che, dopo alcuni ridimensionamenti negli ultimi anni, con la vendita di alcune frequenze a Radio Zeta, ora ha venduto gli ultimi impianti a Radio Valle Belbo, emittente del basso Piemonte.

Radio National 102 era nata negli anni ’70, quando tutta la nazione vedeva il proliferare delle radio, primo strumento di comunicazione (dopo la carta stampata) a livello locale. Quindi l’arrivo anche delle tv private e, dopo un’ascesa continua, lo stop dettato dai network. Programmazione migliore, vendita pubblicitaria nazionale ed offerte milionarie (in alcuni casi anche miliardarie) per la cessione delle frequenze, hanno pian piano ridotto l’etere radiofonico locale. Radio National 102 era nata poco dopo Radio Stereo 103 (al tempo Stereo Sanremo ed ora Radio 103) e Radio Sanremo. Nacquero al tempo anche altre emittenti più piccole, poi chiuse in breve tempo (Radio Tris, Radio Kemonia, Radio Stereo Nord) ma anche emittenti come
Radio Sound 2000, poi cambiata in Radio 2000, che ebbe vita più lunga e ottimi riscontri di ascolto. Alla fine l’etere sanremese ha preso la strada di ogni parte d’Italia, dove il professionismo ha preso il posto del volontariato e, con le nuove Leggi è praticamente impossibile portare avanti una radio o una televisione senza investimenti importanti.

Ma torniamo a Radio National 102: la passione di Alberto Serini (in arte Alberto G.) per il liscio, o come lui preferiva chiamarla, la ‘Musica Ruspante’, ha fatto creare alla ‘102’ (come si chiamava al tempo) una nicchia a cui molti si sono abituati. Alberto ha condotto il pomeriggio ‘ruspante’ per oltre 30 anni, senza soluzione di continuità. Altri giovani gli davano una mano, coprendo gli altri spazi della giornata, ma alla fine anche Alberto ha lasciato la radio. Secondo voci di corridoio sembra che voglia proseguire la sua ‘Musica Ruspante’ via web. Un altro pezzo di radio a Sanremo se ne va. Comunque grazie Alberto!

da www.sanremonews.it via TalkMedia

giovedì, agosto 16, 2007

Chiude Radio MilanInter

Radio MilanInter ha chiuso i battenti. All'improvviso il 14 agosto. Dopo due giorni di silenzio al suo posto, sulla frequenza di 91,7 MHz FM, a Milano è comparsa Radio Capital

da Avvenire 15-08-2007

Brutta sorpresa ieri per tanti sportivi milanesi. Il segnale di radio MilanInter, sulla frequenza di 91.7 MHz Fm, è sparito. L’emittente ha spento l’impianto cittadina dopo 2 anni e mezzo di attività. La radio, dedicata al calcio, era nata nel gennaio 2005 con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento quotidiano per i tifosi delle due squadre meneghine. Tanta informazione e dibattiti in diretta. Contava un buon numero di ascoltatori, in continua crescita, e nessuno si aspettava un’uscita di scena così repentina. Secondo l’agenzia Datasport la frequenza sarebbe stata ceduta a Radio Deejay, uno dei 3 network del Gruppo l’Espresso. Non è chiaro che fine faranno i 15 collaboratori di MilanInter. (Giampiero Bernardini)

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dall'Agenzia Datasport

(AGM-DS) - Milano, 14 agosto - Dopo il caso del quotidiano “Dieci”, a distanza di pochi mesi cessa di esistere un’altra realta’ editoriale in ascesa. L’emittente sportiva Radio MilanInter vende le frequenza storica 91.7 su Milano – aveva iniziato le trasmissioni nel gennaio 2005 - a Deejay, radio del Gruppo Editoriale L’Espresso, per una cifra ancora sconosciuta ma certamente importante. Una proposta economica che ha convinto gli editori dell’emittente a cessare improvvisamente le trasmissioni, lasciando i consueti locali di lavoro in fretta e furia, all’alba del 14 agosto.Grande sorpresa per gli ascoltatori. Numerose sono state le chiamate sulla linea telefonica dedicata alla radio con segnalazioni di mancata ricezione della frequenza. Segnalazioni ovviamente cadute nel vuoto. Gli oltre 15 collaboratori della radio non sarebbero ancora a conoscenza della cessione e al ritorno dalle vacanze troveranno una sorpresa tutt’altro che piacevole. Cercando di contattare il direttore Lapo De Carlo, il suo telefono risulta non raggiungibile. Si conclude cosi’ dopo due anni e sei mesi un progetto radiofonico su Milano che sembrava destinato a grande successo e che invece e’ improvvisamente cessato.

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Da ViviMilano 16-8-2007

MILANO - Una chiusura improvvisa. Senza preavviso. "Radio Milan-Inter" ha cessato le trasmissioni. Dal 14 agosto non esiste più. La proprietà ha ceduto le frequenze a una concessionaria che gestisce tra l'altro le frequenze di Radio Deejay. Una decisione che ha lasciato interdetti gli ascoltatori - i quali stanno esprimendo la loro protesta sui forum del sito - ma soprattutto la stessa redazione. Tanto che Lapo De Carlo, direttore dell'emittente, confessa a Datasport di essere venuto a
conoscenza della notizia praticamente a cose fatte. «L'editore ha chiamato uno per uno quelli che ha trovato. Ma siamo caduti dalle nuvole».

SENZA LAVORO - Come mai questa decisione improvvisa? «Perché evidentemente il loro investimento ha portato un certo numero di ascolti, ma meno pubblicità di quanto sperassero. Radio MilanInter andava molto meglio di un anno e mezzo fa, ma aveva ancora normali problemi economici di gestione». Oltre alla scelta di cedere le
frequenze, anche il metodo non è andato giù ai redattori. E ci mancherebbe. «All'improvviso hanno portato via tutte le nostre cose e i computer - raccontano - è come se in redazione fossero passati i ladri. Qualcuno è stato avvisato dall'editore, qualcuno dai colleghi. Fatto sta che da un giorno all'altro una quindicina di giornalisti si ritrovano senza lavoro».

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La testimonianza. Da TalkMedia

Come ex tecnico di radio milan-inter penso che cifre alte o basse il rispetto
per la gente che ha sudato per far crescere quella radio non deve mai venir
meno, e in questo caso avvertire tutti il giorno prima non sia stato proprio un
bel colpo...Penso che a volte si perda di vista il lato umano delle cose...se la
radio doveva chiudere bene, ma almeno avvisare i dipendenti e i
radioascoltatori.Mi dispiace per tutti quelli che veramente ci credevano, per
tutte quelle persone che non hanno mai guardato l'ora accumulando ore e ore di
starordinari gratis per il bene della radio, tutti gli sforzi per migliorare il
servizio, l'entusiasmo per la nuova sede, le notti passate a cablare gli studi,
le idee per cercare di dare sempre quel qualcosa in piu' agli ascoltatori sempre
piu' numerosi, perchè questo lavoro nasce da una passione che purtroppo per noi
gli editori non hanno, ma il rispetto per le persone, non dovrebbe MAI
mancare!!! Mi dispiace per Debora, Alessandro, Beppe,
Francesco, Alessio, Claudio, tutte persone con cui ho lavorato e che si sono
sempre fatte in quattro per il bene della radio.Se non era per scelte diverse
che mi hanno portato a scegliere altre realta' radiofoniche a quest'ora sarei
uno dei nuovi disoccupati...
Filippo Salmè

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Vecchio articolo Millecanali
17 Dicembre 2004 - MilanInter Fm: la radio va in gol

Nasce la nuova emittente dei tifosi milanesi. È Milaninter Fm, che trasmetterà a Milano e Como sulle frequenze oggi di Radio Company. Promotore è Claudio Rampazzo, direttore Giorgio Micheletti, concessionaria la Arcus Pubblicità.

Grossa novità nella modulazione di frequenza milanese: arriva Milaninter Fm, la prima radio dedicata ai tifosi delle squadre di calcio del capoluogo lombardo; la nuova radio locale meneghina (che potrà essere seguita anche a Como e in altre zone della Lombardia) comincerà a trasmettere da fine gennaio 2005 sotto la direzione di Giorgio Micheletti e si avvarrà di una ‘squadra’ di collaboratori di tutto rispetto.
Concessionaria pubblicitaria sarà la sempre più lanciata Arcus Pubblicità.

“Milaninter Fm colma un vuoto fin troppo evidente per una delle capitali del calcio italiano come Milano - ha spiegato Maurizio Ferrian, Amministratore Delegato di Arcus Pubblicità - . Per noi rappresenta un consolidamento significativo in un settore, quello delle emittenti radiofoniche regionali, che conosciamo bene e sul quale puntiamo sempre di più. Riteniamo che il nostro approccio one-to-one con il cliente rappresenti un reale valore aggiunto per il lavoro che ci aspetta su Milaninter Fm, in virtù di un target di ascoltatori che taglia trasversalmente la popolazione lombarda”.

Promotore dell’inedito progetto radiofonico è una nostra vecchia conoscenza, Claudio Rampazzo della veneta Companygroup, tanto che la nuova emittente trasmetterà su due frequenze oggi ‘occupate’ da Radio Company a Milano e Como. Milaninter Fm vuole anzi
“esprimere il meglio dell’esperienza dei due gruppi editoriali veneti che vanno a costituirla e a dare vita all’iniziativa, Gruppo Company da una parte e Gruppo Radio Padova dall’altra”.

Milaninter Fm si propone di diventare il punto di riferimento quotidiano delle tifoserie milanesi, partendo dal famoso modello delle ‘radio specializzate romane’ e integrandolo con servizi e con un taglio fortemente innovativo, capace di attingere anche da altri media, come la tv. In un palinsesto di dodici ore in diretta e dodici in replica, ampio spazio sarà dedicato ai tifosi, che potranno esprimere la loro voce attraverso un canale autorevole e imparziale. L’emittente, come si diceva, trasmetterà sulle frequenze dei 91,6 (Como) e dei 91,7 (Milano) e presto sarà captabile anche via satellite e via Internet.

sabato, luglio 28, 2007

In FM la voce dell'hinterland (milanese)

Comunicazione e volontariato sono due termini che parrebbero talora non coincidere perfettamente. Non è certo così per Radio Hinterland, un’emittente dai connotati e contenuti speciali. «Una radio comunitaria, d’ispirazione cattolica, non commerciale, nata da una cooperativa e costituita da volontari. Una radio da leggere. Nessuno è pagato per farla e quello che ci muove è autentico spirito di servizio, sempre sostenuto da una profonda professionalità», spiega il vicedirettore Gabriele Pugliese (nella foto), di mestiere insegnante in un Centro Territoriale Permanente. «Radio Hinterland è una radio di servizio per i cittadini del Sud Milano – prosegue –. Una radio che ha l’obiettivo di mettere in rete tutte le informazioni sul territorio che nessun altro strumento potrebbe fare: dalla cronaca a ogni utile informazione, ponendo in gioco tutte le passioni che si muovono e ci muovono, prendendo in considerazione i disagi e ponendo all’attenzione generale le conquiste civiche». FM 94.600 MHz e www.radiohinterland.org sono, rispettivamente, la frequenza e l’indirizzo Internet di questa radio-portale.
«Alle difficoltà di tipo tecnico che si potevano incontrare nella trasmissione via etere abbiamo ovviato istituendo il sito Internet che è divenuto un vero e proprio portale dei comuni del Sud Milano. Radio e sito s’intrecciano perfettamente».
Ci sono poi altri ambiziosissimi progetti sul tappeto: «Ci piacerebbe mettere in rete tutte le parrocchie del Sud Milano e del Nord Pavia affinché possano comunicarsi le proprie esperienze. Al progetto stanno lavorando una coordinatrice, l’ingegnere Alessandra Salomone, e i referenti indicati dalle parrocchie contattate. I primi segnali in risposta, soprattutto dal Decanato di Rozzano retto da don Franco Cecchin, sono stati estremamente positivi. Presto avremo anche notiziari in rumeno e in arabo. Vogliamo fornire uno strumento supplementare a gente venuta da lontano per vivere insieme con noi. Socializzare è la nostra parola chiave: le persone non debbono rinchiudersi in se stesse».

Alberto Figliolia, Avvenire 22 luglio 2007

giovedì, luglio 19, 2007

Virgin Radio, scommessa sul rock

Il rock riparte da Milano. Oggi. Appuntamento alle 12 sul binario Virgin Radio. La scommessa è semplice, da spiegare almeno: nel caotico panorama radiofonico italiano manca una radio puntata sul rock, la musica ha segnato più di ogni altra gli ultimi 50 anni. Di qui l’idea di lanciare un network in Fm interamente dedicato a questo filone musicale. L’operazione è nata all’ombra della Madonnina a partire da un mix di coincidenze.
Da una parte il gruppo Rcs ha visto naufragare l’avventura di Play Radio e deve ripartire. Dall’altra il gruppo Finelco, proprietario dei colossi Radio 105 e Radio Montecarlo, nonché delle piccole Rmc 2 e 105 Classics, è alla ricerca di nuovi spazi di mercato. Così i trasmettitori di Play Radio sono passati a Finelco, di cui Rcs ha acquisito il 34,6%. Il primo mette il know how radiofonico, il secondo la potenza di fuoco pubblicitaria e informativa. Insieme hanno individuato lo «spazio libero» nel rock. Ma hanno dovuto correre.
L’operazione è stata messa in piedi in un paio di mesi. Corsa necessaria per sbarrare la strada al gruppo Mondadori, che dopo il buon risultato di R101, altra radio con base meneghina, avrebbe voluto rilanciare in autunno Rock Fm, acquistata due anni fa insieme alla «vecchia» Radio 101, oggi ridotta a una dozzina di impianti, entrando a gamba tesa nello stesso ambito. Così oggi si parte. Dai Led Zeppellin a Bruce Springsteen sarà grande musica. Al momento niente speaker, solo annunci preregistrati, con la voce carica di Sophia Eze. Ci si affida alla fantasia del direttore artistico Ringo, da oltre 10 anni una delle voci di Radio 105. E si punta molto ad allargare il pubblico ai teenager. (Del palinsesto e del contenuto artistico si parla nelle pagine degli spettacoli).
L’informazione sarà invece ridotta. Solo 7 appuntamenti al giorno. Sarà «irriverente, ma rispettosa. English humor», si assicura. Ma detta così l’operazione appare rischiosa, potrebbe scivolare nel giovanilismo e nella banalità. Comunque staremo a sentire. A Milano su 87,6 e 104,5 Mhz Fm.

Giampiero Bernardini Avvenire 12 luglio 2007

martedì, aprile 10, 2007

Un mensile gratuito dedicato alla radio

È nato giornaleradio.info, il primo newsmagazine italiano dedicato al mondo della radio. Si tratta di una newsletter mensile che viene distribuita gratuitamente in formato digitale (PDF) dal sito www.giornaleradio.info e che, ogni mese, raccoglie e propone notizie, informazioni, curiosità e dati provenienti dal vasto e articolato sistema radiofonico italiano.

Giornaleradio.info è diviso in rubriche. Oltre alle 'Ultime notiziè dal mondo radiofonico, sono presenti informazioni dedicate ai grandi player pubblici e privati nella sezione Big; ampio spazio è dedicato alle radio locali; le news internazionali sono raccolte nella sezione Mondo. E poi, in Web Tech radio online, podcast e link dall'universo tecnologico, Mix, tutta la radio minuto per minuto; e una sezione Doc con ricerche, dati e documenti.

Curato da un team di appassionati ed esperti, capitanati dalla giornalista Nicoletta Boldrini, giornaleradio.info ha come obiettivo di 'diventare un punto di riferimento specializzatò per la promozione e lo scambio di informazioni all'interno di un settore del mercato media molto importante nel nostro Paese, dal punto di vista economico, pubblicitario e, naturalmente, culturale.

Giornaleradio.info nasce dall'iniziativa di un gruppo di giornalisti, appassionati del mondo radiofonico, con l'obiettivo di raccogliere e distribuire mensilmente le notizie che vengono prodotte da operatori e organi di stampa per diventare il punto di riferimento del settore. (fonte: Sin/Pn/Adnkronos)

giovedì, aprile 05, 2007

Radio FM, quale futuro?

Si è conclusa il 1° aprile al Museo della scienza e della tecnologia di Milano la mostra dedicata alla radiofonia italiana. «Radio Fm 1976-2006 - trent’anni di libertà di antenna» è il titolo dell’esposizione inaugurata il 1° marzo. Un successo. A visitarla sono state oltre 20mila persone. Molte anche le scuole che hanno organizzato la visita.


Nel 2006 sono ricorsi i 30 anni della sentenza 202 della Corte costituzionale che sancì la libertà di emissione radiofonica nel nostro Paese. Una data miliare nella storia dei mass media, un vero spartiacque tra l’era in cui la comunicazione via etere era monopolio statale e quella delle mille voci. Anche se, dopo l’entusiasmo iniziale, si è entrati in una fase in cui è prevalso in modo eccessivo il business senza regole.

In Italia, infatti, l’uso delle frequenze e le potenze di trasmissione non sono, di fatto, regolamentate. Una giungla dove le voci piccole, le emittenti comunitarie, hanno sempre meno spazio. A differenza di quanto accade negli Usa, in Gran Bretagna, in Spagna e altri Paesi occidentali. Forse sarà questo il tema su cui riflettere una volta concluse le celebrazioni relative ai primi 30 anni. A questo proposito, però, ritrovare grazie alla mostra lo spirito degli esordi non può che aiutare a ripensare il futuro della radio in Italia.
Giampiero Bernardini, Avvenire

mercoledì, marzo 21, 2007

FM al Museo della scienza e della tecnologia

Inaugurata a Milano una nuova area espositiva dedicata alla radiofonia. Ricostruito il primo studio di Radio 105: una rivoluzione dei media

Una stanzetta disadorna. Due vecchi giradischi, un mixer da poco, un registratore. Cartoni delle uova al muro. Nulla di speciale. Pare. Ma l’apparenza inganna. Questo è un pezzo della storia italiana. È la regia, la prima, di Radio Studio 105, una delle colonne della radiofonia privata italiana, il primo network nazionale privato, ricostruito al Museo della scienza e della tecnologia di Milano.

«Stavamo ore attaccati al microfono, in quello scantinato, a Lorenteggio. Ci portavamo i dischi da casa. L’elenco delle canzoni lo scrissi per la prima volta sul retro di un poster. Il primo palinsesto, ma allora non sapevo nemmeno cosa fosse». Era il 16 febbraio del 1976. Di anni ne sono passati eppure Loredana Rancati, la prima Dj e pure la prima direttrice artistrica della radio, racconta quei momenti con lo stesso entusiasmo di allora. Stessa parlantina pimpante, stessa intonazione di chi, allora, cambiò il modo di stare davanti al microfono. E stessa simpatia. «Non ci rendevamo conto di quello che in realtà stavamo facendo», ammette, candida, la Rancati davanti alle tante persone intervenute all’inaugurazione della nuova area museale dedicata alle emittenti radiofoniche.

Eppure quei ragazzi entusiasti sui 105,5 MHz, insieme a tanti altri loro coetanei di tante altre radio sparse per la Penisola, furono i protagonisti di una rivoluzione culturale. La comunicazione cambiò volto. Anche «mamma Rai», dovette adeguarsi. E pure la carta stampata cominciò a rivedere la grafica. Meno grigio, nei nostri media. Più fantasia, più spazio ai nuovi generi musicali, nuovi linguaggi. Un nuovo stile. E Milano fu al centro di questi cambiamenti epocali.

«Questa città – conferma Massimo Temporelli, curatore del dipartimento della comunicazione del Museo Leonardo da Vinci – è sempre stata in prima fila nella storia della radiofonia nazionale. Non potevamo non aprire una nuova sezione per raccontare questa epopea». Sezione espositiva che ruota intorno a tre momenti fondamentali. La fase sperimentale, segnata da un pioniere milanese, Erminio Donner Flori, che attivò la prima emittente nel 1923 in piazza Aquileia.

La fase istituzionale, qui rappresentata dal potente trasmettitore in onde medie della Rai di Siziano (Pavia) e da uno splendido banco di regia anni ’50. Infine le radio libere, l’era della modulazione di frequenza. E nell’occasione inaugurale il Museo ha voluto riconoscere i meriti di un pioniere della radio e suo prezioso collaboratore, l’ingegnere Franco Soresini, a cui è andato un riconoscimento speciale. Sarà un caso, ma Soresini è nato nel 1920, l’anno in cui è nata anche la radiofonia, il broadcasting, negli Stati Uniti.

Pionieri. I radioamatori che hanno lasciato il segno

«Un museo non deve solo conservare reperti, ma anche aiutare a comprendere la contemporaneità. A capire il presente». Ne è convinto il direttore del Museo della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Fiorenzo Galli. Proprio per questo ha deciso di arricchire la sezione delle telecomunicazioni con una sala dedicata alla radiofonia. Da una parte, insomma, l’aspetto tecnico, dall’altro quello sociale. Come le tecnologie incidono sui modi di fare cultura e informare, segnano la vita quotidiana di un popolo. Valorizzando anche i pionieri. Come quelli della radio. Ad esempio il milanese Erminio Donner Flori che per primo, dalla sua casa, iniziò a trasmettere musica e informazione, anticipando di un anno la nascita dell’Unione radiofonica italiana. Avvenuta a Roma il 6 ottobre 1924.

Ma a Milano si ascoltava male e l’Uri nicchiava sull’apertura di una stazione al Nord. Allora un gruppo di radioamatori milanesi, guidati da Eugenio Gnesutta, decise di seguire la nobile tradizione lombarda del fai da te e attivò un’emittente pirata: Posto Zero. Al termine della prima trasmissione l’annunciatore invitò gli ascoltatori, se ce n’erano, a trovarsi mezz’ora dopo per un aperitivo in centro. Si presentarono in 50, tutti entusiasti. L’Uri comprese e dopo poco installò una stazione anche a Milano.

Questi eventi sono ricordati anche al museo. E appaiono una buona lezione di vita, sempre valida. Per i cittadini, ma anche per gli amministratori meneghini.

di Giampiero Bernardini - Avvenire, 21 marzo 2007

lunedì, marzo 19, 2007

Festa nazionale delle radio scolastiche

Lecco Incontrare, conoscere e scoprire chi dà voce ai ragazzi. Questo il senso della prima Festa nazionale delle radio scolastiche, in programma giovedì e venerdì a Lecco, nell’ambito delle manifestazioni per il decennale del gruppo «Ragazzi e Cinema».

L’associazione, nata a Oggiono nel ’97, è attiva nelle province di Lecco e di Como con l’obiettivo di coinvolgere bambini e adolescenti in attività legate al cinema, alla radio ed allo spettacolo. Tra le attività svolte, la realizzazione di un film ideato ed interpretato dai ragazzi stessi, l’allestimento e la conduzione di trasmissioni radiofoniche, l’organizzazione di eventi pubblici.

«Con questa due giorni di eventi radiofonici – spiegano gli organizzatori, che danno appuntamento sulle frequenze della locale Radio Cristal, che seguirà tutto in diretta – vogliamo far incontrare ragazzi e adulti che, come accade nel territorio Lecchese e Comasco da ormai parecchi anni, vivono, in diverse zone d’Italia, l’esperienza di costruire e condurre trasmissioni radiofoniche grazie sia al supporto della scuola o di realtà associative, sia mediante la disponibilità di emittenti radiofoniche (per lo più locali) che offrono, soprattutto a giovani appassionati, la possibilità di gestire spazi e programmi in autonomia e spontaneità. Si va dai classici dj, agli speaker per passione, coloro insomma che lo fanno come hobby, nel tempo libero».

Proprio per favorire la contaminazione tra esperienze e generi diversi, il meeting lecchese, che si svolgerà alla sala Ticozzi della Provincia, e ospiterà ragazzi di tutte le parti d’Italia. La prima giornata, per esempio, vedrà tra i protagonisti Radio Luiss e Radio Zainet di Roma, Radio Tuttifermi del Liceo Scientifico Fermi di Ragusa e i responsabili della trasmissione Crapapelata di Radiopopolare. Giovedì pomeriggio dalle 16, dagli studi di Radio Cristal andrà in onda la prima diretta radiofonica della II E della scuola media Rinaldini di Flero (Brescia). Infine, la mattina di venerdì sarà dedicata a un confronto sul tema «La radio a scuola : un nuovo modo per insegnare e imparare».
Paolo Ferrario
Avvenire 20 marzo 2007

sabato, marzo 03, 2007

Radio Meneghina compie 31 anni

MILANO - «Perché non facciamo una radio anche noi?». Una domanda che era un ordine. Alfredo Maiocchi, presidente del Circolo Ambrosiano, la fece al suo vice Tullio Barbato. Correva l’anno 1975. In poco tempo venne allestita una stazione «sperimentale»: 6 ore al giorno di trasmissione, per alcuni mesi. Fino al 4 marzo 1976, quando nacque ufficialmente Radio Meneghina. L’unica radio autenticamente milanese, che non ha mai smarrito lo spirito originale. E che ha ancora lo stesso direttore, Barbato appunto, e ai microfoni sempre alcuni dei primi conduttori. Un’emittente d’identità, pensata quando la politica non si occupava di certi argomenti e che non si è mai fatta inglobare dalla politica.

Domani festeggerà, sui 91,95 MHz FM, 31 anni. E il Ghino, diminutivo di Meneghino, la mascotte disegnata nel ’77 da Davis Scalzulli, strizza l’occhio agli ascoltatori con immutata allegria. «Certo – racconta Barbato, 71 anni portati con la passione di un trentenne – i tempi sono cambiati. Una volta bastavano 200 watt per arrivare a Bologna. Oggi tutti usano trasmettitori potentissimi e costosi. Così le frequenze sono nel caos e fare sentire la nostra voce non e facile». Ma hanno avuto coraggio. Non hanno mai ceduto alla comodità di fare una radio musicale, del tipo canzonette tutte uguali e via.

Hanno scelto un palinsesto di parole: informazione locale, arte, cultura, teatro dialettale, canzone meneghina. Non hanno fatto soldi, ma i loro 100 programmi settimanali, di 30 minuti l’uno, sono seguiti da 188mila milanesi.
«Dalle notizie ai programmi culturali seguiamo sempre la stessa regola – spiega il direttore –: trattiamo tutto con rigore, ma cerchiamo di proporlo come un vicino di casa che ti racconta una storia».

Linguaggio diretto, piano e chiaro. Ecco il segreto. Tempo fa una portinaia di via Ovada ha telefonato chiedendo: «La filosofia di cui parlate alla radio è la stessa che si studia a scuola?». «Certo», hanno risposto. «Ma allora – è stata la replica – perché mio figlio dice che è così difficile? A me piace tanto». Quando la radio libera la mente.
(Giampiero Bernardini, Avvenire 3 marzo 2007)
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Se una radio è milanese davvero non può dimenticare i nuovi milanesi. Per questo Radio Meneghina si rivolge anche agli stranieri che vivono qui. In questo periodo ospita quattro trasmissioni, due di peruviani, una di brasiliani e una di filippini. Programmi che si affiancano a quelli in milanese, che vengono seguiti anche all’estero, via Internet (www.radiomeneghina.it) da chi è nato sotto la Madonnina ma è emigrato per scelta o per necessità. «E capita - racconta il direttore Barbato – che ti scriva una ascoltatore dall’Argentina e che poi si scopra che abbiamo giocato insieme da ragazzini in via Stendhal».

Un’antenna come questa non può non dare spazio alla grande tradizione del teatro. Tra i suoi collaboratori anche Piero Mazzarella, Carletto Colombo, Mario Barillà. E dalla modulazione di frequenza alle iniziative nei teatri il passo è breve. Ma oltre a organizzare spettacoli, concorsi di prosa e poesia, festival di canzoni dialettali, cabaret, feste, «la banda del Ghino» publica libri e cd. E promuove viaggi e vacanze. «È una radio locale – dicono – ma non rinuncia a un respiro internazionale».
(Giampiero Bernardini, Avvenire 3 marzo 2007)

lunedì, febbraio 19, 2007

RADIO FM 1976-2006: Trent’anni di Libertà d’Antenna

Al Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, via San Vittore 21, a Milano, il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni della Lombardia) in collaborazione col Museo Leonardo da Vincidi Milano ha organizzato (1° marzo – 1° aprile 2007)la mostra RADIO FM 1976-2006. Trent’anni di Libertà d’Antenna, ideata e organizzata da Minerva Eventi.


Nel 2006 sono ricorsi i 30 anni dalla sentenza n° 202 della Corte Costituzionale che ha sancito la libertà di emissione radiofonica privata nel nostro Paese. La mostra ripercorre questi trent’anni di radio in FM attraverso fotografie, suoni, immagini, musica, jingle, sigle di apertura e di chiusura dei programmi, filmati, oggetti, materiali storici, strumentazioni legate al mondo radiofonico e i racconti dei testimoni. Una galleria cronologica consentirà di rivivere i più importanti avvenimenti dei personaggi e delle mode che hanno avuto come contesto la radio: suoni nell’etere, voci, ricostruzioni d’ambienti e di situazioni, per presentare non una semplice raccolta di immagini ma una serie di luoghi da scoprire.

La prima esperienza di radio libera in Italia dura soltanto due giorni: la messa in onda del 25 e 26 marzo 1970 di Radio Libera Partinico (Radio Sicilia Libera) viene interrotta dalla polizia dopo 27 ore. Tre anni più tardi iniziano a trasmettere in maniera episodica e irregolare varie emittenti radiofoniche, contravvenendo alla legge vigente che assicurava il monopolio alla RAI, considerate “clandestine” o “pirata”. Il 28 luglio 1976 la sentenza n° 202 della Corte Costituzionale sancisce la legittimità di trasmissioni private, purché a copertura locale.

Oggi in Italia gli ascoltatori quotidiani delle radio sono circa 37 milioni, mentre le emittenti che trasmettono dal territorio nazionale ammontano a quasi 1.200.

Tra gli oggetti esposti non mancheranno, infine, oggetti d’epoca, come i primi trasmettitori, giradischi, piastre di registrazione, mixer e microfoni; una raccolta degli adesivi più importanti e graficamente significativi che ancora oggi sono motivo di culto da parte di appassionati e collezionisti; le cover dei dischi in vinile che dal 1975 hanno rappresentato la vita musicale della nostra società; i pannelli con i testi dei jingle più famosi, le frasi e gli slang che sono divenuti d’uso comune fra i giovani.

LOMBARDIA IN PRIMO PIANO
Un’importante sezione sarà dedicata alla peculiarità delle storie e delle esperienze
radiofoniche della regione Lombardia, grazie alla preziosa collaborazione delle radio stesse e dei personaggi radiofonici di ieri e di oggi che hanno reso Milano e la Lombardia una capitale italiana della radiofonia. Le radio lombarde registrate sono oggi 244.

IL MUSEO E LE TELECOMUNICAZIONI
La mostra è collocata nella vasta area Telecomunicazioni del Museo che rappresenta una delle più importanti collezioni in Europa dedicate al settore delle telecomunicazioni. Una raccolta composta da più di 2.000 reperti in grado di narrare le scoperte scientifiche e le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato gli ultimi 200 anni della nostra storia. Nella nuova area espositiva, inaugurata nel 2005, antichi telegrafi, le radio di Marconi, alcuni storici impianti radiofonici e i più significativi prodotti dell’industria italiana ci accompagnano
in un viaggio in grado di orientarci tra le più recenti trasformazioni digitali dove telefono, macchina fotografica, radio, cinema e computer sembrano fondersi in un’unica nuova epoca tecnologica e culturale, quella delle Tecnologie per la Comunicazione e l’Informazione (Information Communication Technology, ICT).

EVENTI COLLATERALI
Due in particolare i momenti che saranno organizzati durante la permanenza della mostra.
14 marzo – ore 18.00, Auditorium: Tavola Rotonda “Parole in Libertà”.
Come le radio libere hanno cambiato il linguaggio degli italiani. Parteciperanno protagonisti della radiofonia studiosi e critici.
28 marzo – ore 15.00, Sala del Cenacolo: Convegno: “Senza Antenna – La radio nell’era della riproducibilità digitale”.

L'incontro tra il primo e l'ultimo mezzo di comunicazione del novecento - la radio e Internet – rappresenta un universo di linguaggi e pratiche di produzione e fruizione ancora poco esplorato. Dallo streaming al podcasting, dalla personalizzazione dell'ascolto alle radio "fai da te", il convegno discuterà sia di possibili scenari che di modelli già esistenti di ibridazione tra radio e Rete. Tra i relatori Silvain Gire, responsabile editoriale di Arte Radio, la divisione internet del canale francese Arte Albino Pedroia, docente di Produzione radiofonica alla Sorbona di Parigi, esperto di digitalizzazione delle Telecomunicazioni.

IL CORECOM
La mostra è stata promossa dal Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni della Lombardia), che esercita a livello territoriale funzioni di governo, garanzia e controllo. In quanto organo funzionale dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha alcune specifiche deleghe, tra cui: le conciliazioni tra utenti e i gestori delle telecomunicazioni, l’esercizio del diritto di rettifica, la vigilanza sulla pubblicazione e diffusione dei sondaggi, la vigilanza sulla tutela dei minori nel settore radiotelevisivo. Svolge anche attività di consulenza per la Regione in materia di comunicazione e di informazione radiotelevisiva. Il Corecom tutela il pluralismo e la parità di accesso agli organi di informazione e comunicazione. Sostiene lo sviluppo del settore radiotelevisivo e svolge attività di ricerca e approfondimento. Una presenza cruciale in una regione, la Lombardia, con la più alta concentrazione di gestori di telecomunicazioni e accessi in rete, e tra quelle con il maggior numero di emittenti televisive e radiofoniche locali.

IL CATALOGO
È stato realizzato per la mostra un volume (oltre 450 pagine a colori) che raccoglie nelle sue tre parti studi e testimonianze, immagini di diverse epoche e un’ampia inchiesta fotografica. Il Catalogo include “un sedicesimo” dedicato esclusivamente alle emittenti lombarde.

INFORMAZIONI
Minerva Eventi: www.30annidiradiofm.it | 051.897420 | organizzazione@30annidiradiofm.it
CORECOM della Lombardia: www.corecom.com
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia: www.museoscienza.org | 02.485551

INGRESSO LIBERO
Dai siti www.30annidiradiofm.it e www.corecom.com sarà possibile scaricabile il coupon che consentirà l’accesso gratuito alla mostra.

ORARI: da martedì a venerdì 9.30-17.00 – sabato e festivi 9.30-18.30 – lunedì chiuso

sabato, febbraio 17, 2007

Italiani & corsi, un ponte sul mare

Nuovi orari da febbraio del programma in Italiano e Corso dalle antenne di Radio Corse Frequenza Mora in onda sulle frequenze in onda media 1494 kHz e 1404 kHz:
Venerdi alle 1010-1035 UTC
e Domenica alle 1205-1230 UTC
purtroppo la ripetizione serale del Lunedi è stata soppressa.

Il programma può essere ascoltato anche in real audio:
www.radiofrance.fr/chaines/france-bleu
Oppure
anche sulla WEB di Radio Press di Cagliari, in onda Venerdi alle 1010-1035 UTC ed in replica al Lunedi alle 0910-0935 UTC

Notizia by Dario Monferini, via PlayDX list

La Hora di nuovo on air

La peruviana Radio La Hora, 4855 kHz, è tornata ON AIR il 17 febbraio, dopo seri problemi tecnici. Ne dà annuncio alla lista Play DX, coordinata da Dario Monferini, Carlos Gamarra Moscoso, direttore dei servizi tecnici della radio. Di notte si ascolta anche in Italia.

Estimados amigos de PLAYDX,
soy el lc. Carlos Gamarra Moscoso, director de frecuencias de radio La Hora Cusco Peru, para hacerle de conocimiento con mucha alegria que desde hoy sabado 17 de febrero a las 18 hrs. ( hora local ) el departamento tecnico de esta emisora con don Edmundo Montesinos a la cabeza ha repuesto la señal internacional en la onda corta 4855 kHz despues de haber sufrido serios daños nuestro trasmisor, pero gracias a los reclamos de oyentes de Puno. Madre de Dios , Apurimac hasta de Junin y Anchash, se hizo los esfuerzos economicos grandes para volverlo operativo el trasmisor.
Le informo que ahora R. La Hora trabajarà en forma simultanea am-fm y o.c de 5 am a 11 am hrs y de 17 a 19 hrs de lunes a sabado. Quiero informar a los dx del mundo que estamos listos para enviarles nuestras qsls y banderines de Radio La Hora .
Le informo tambien que en una semana mas R. Universal de Cusco volvera a su onda corta en 49m tambien tuvo problemas con las descargas electricas.
Una vez mas le pido por favor que nos envien con mucha prontitud los informes de recepcion.
Cordiales dx. Carlos Gamarra Director de frecuencias
adalidcusco@hotmail.com

martedì, febbraio 13, 2007

Radio Bakhita, scommessa sulla pace in Sudan

da Juba (Sudan) - Il traliccio metallico del ripetitore spunta tra le capanne, gli
studi di registrazione sono due container mimetizzati sotto un tetto spiovente:
Radio Bakhita, sui 91 MHz in Fm, prima emittente cattolica della storia del Sudan, da ieri è finalmente nell'etere. «Ci sono voluti tre anni, ora siamo in onda», spiega alla vigilia del lancio ufficiale la direttrice suor Cecilia Sierra Salsido, missionaria comboniana originaria del Messico. «Non è una radio cattolica per cattolici, ma una voce per la pace e la riconciliazione».
Quattro-sei ore al giorno di trasmissioni «dipenderà anche dall'energia elettrica disponibile» - sorride la suora-giornalista - per parlare «a un pubblico di giovani». Che in Sud Sudan sono nati e cresciuti con il sottofondo della guerra. Adesso si cambia ritmo: «I sudanesi sono creativi e hanno dentro la musica. Li ascolteremo e li faremo parlare». Un drappello di giovani con formazione giornalistica minima raccoglierà notizie. L'emittente le diffonderà a un pubblico potenziale di 400.000 ascoltatori in un raggio di 30 chilometri intorno a Juba. «Il progetto prevede poi un network in tutto il Sud Sudan», spiega la responsabile di Radio Bakhita, che prende il nome dalla prima e unica santa sudanese originaria del Darfur canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. «Qui come in gran parte dell'Africa la radio è l'unico strumento d'informazione». L'emittente trasmetterà in inglese, in arabo classico e in «arabo sudanese». Porte aperte nel doppio container
a chiunque porti messaggi di riconciliazione. Il palinsesto è pronto: il programma di punta si chiama, manco a dirlo, «journeys of peace», viaggi di pace. (E.B.)
da Avvenire 9 febbraio 2007