giovedì, novembre 25, 2010

A congresso le radio cattoliche latinoamericane

Los días 29 y 30 de noviembre, en San José (Costa Rica), se llevará a cabo el Congreso Centroamericano de Radios Católicas "Misión Continental, Radio 24 horas", organizado por el Departamento de Comunicación del Consejo Episcopal Latinoamericano (CELAM).

Según informaron desde la Oficina de Comunicaciones del CELAM, el encuentro está dirigido a los delegados de comunicación de las conferencias episcopales de Centro América y México, productores de radio, responsables de contenido y programación y locutores de las emisoras católicas.

El objetivo será "favorecer procesos de investigación sobre la realidad de la radio en América Latina y el Caribe, su identidad y misión, en orden a unificar esfuerzos de integración, intercambio de contenidos y promoción de valores evangélicos en los pueblos latinoamericanos, a la luz de Aparecida".

Los temas que se abordarán giran en torno a la identidad y misión de la radio católica, realidad de la radio católica en América Latina y el Caribe, a cargo del secretario ejecutivo del Departamento de Comunicaciones del CELAM, padre Carlos Arturo Quintero.

Durante el encuentro, se realizará un taller de producción radiofónica denominado: "Misión Continental: Radio 24 horas", en el que se ofrecerá una propuesta pedagógica e integral orientada a la producción de una serie radiofónica de cuatro programas sobre la Misión Continental, que corresponde a las cuatro regionales de América Latina y del Caribe.

La sede del Congreso será la Casa Pastoral "María Inés Teresa Arias", de las hermanas Clarisas.

lunedì, novembre 08, 2010

Sulle Orobie si ascolta meglio



Un blog davvero ben fatto. Semplice e pulito. Aggiornato di continuo con tante info rapide e utili. E' quello dell'Air Gruppo Orobico, un gruppo di lombardi appassionati del radioascolto, con lo spirito giusto. Un mix di passione, curiosità e amicizia. Da vedere ---CLICCA QUI---

venerdì, novembre 05, 2010

La RAE non deve chiudere, scriviamo

I trasmettitori della RAE, Radio Argentina al Exterior, sono messi male. Uno dei due operanti su 11710 e 15345 potrebbe essere messo presto fuori servizio in attesa di riparazioni. Ma il governo non intende investire denaro per le trasmissioni in onde corte. Insomma si rischia di andare verso la chiusura del servizio in onde corte. Dalla redazione si chiede agli ascoltatori di sostenere le ragioni della RAE e di scrivere per chiedere che il servizio vada avanti. Lo si può fare anche per mail all'indirizzo dxrae2010-at-gmail.com

Ecco una lettera girata sul gruppo di PlayDX

A finales de este año, uno de los transmisores que se realizan en las transmisiones de onda corta de la RAE, por 11.710 y 15.345 kHz, ya no se utilizan, al menos temporalmente, por razones técnicas.
Ante la posibilidad de que esto podría afectar nuestra prestación de servicios y por lo tanto escuchar nuestros programas de onda corta, le pedimos a nuestros oyentes que envíen cartas o correos electrónicos expresando su preocupación por la continuación de los transmisores de onda corta y la calidad de estas emisiones.
Escriba, por favor, por nuestra dirección postal

PO Box 555 -
CEP: C1000WAF,
Buenos Aires,
Argentina

o al siguiente e-mail: dxrae2010 (((@))) gmail.com

Muchas gracias y un abrazo,

Ascolta la RAE

Le QSL della RAE

Le radio in Italiano (con diverse assenze)

E' stato aggiornata la pagina web di Marcello Casali dedicata alle trasmissioni in italiano. Interessante, anche se manca di tutte le emittenti di tipo religioso. Una carenza voluta (ideologica?) che penalizza un po' questo link. clicca

venerdì, ottobre 22, 2010

DRM+ La sperimentazione a Torino


La sperimentazione del DRM+ a Torino è andata bene. Il convegno poi ha fatto il punto sulle emissioni in DRM+ in VHF.

In questo caso si è usata la frequenza di 55.8 MHz, VHF banda I, con una decina di w erp irradiati con una antenna ground plane da Torino Torre Bert. Un'auto attrezzata ha portato i partecipanti a fare un tour cittadino per mostrare come il segnale veniva ricevuto.

E' arrivato anche il primo rapporto di ascolto, firmato dal DXer torinese Paolo Romani che ha utilizzato l'uscita IF del suo AOR AR5000, inviando il segnale al Perseus e utilizzando i software Ratemonkey e Sodira v0.85

Ecco tre foto della giornata torinese on field. Il tipo che vedete alla guida dell'auto sperimentale è Claudio Re, ingegnere capo di Radio Maria World Family. Le immagini sono state gentilmente concesse dal DXer Angelo Brunero, che ha partecipato all'evento.





giovedì, ottobre 21, 2010

Svizzera addio

Il 3 dicembre, alle 2359, ora locale svizzera si spegnerà definitivamente il TX di Sottens - Option Musique su 765 KHz in onde medie.

Nel sito di Andrea Stumpf sarà disponibile l'ultimo "respiro" del trasmettitore, come già fatto per Monteceneri 558 KHz e Beromünster 531 KHz, anche loro andati in pensione.

Leggi il comunicato ufficiale

da Andrea Stumpf via PlayDx

martedì, ottobre 19, 2010

Radio 10 Gold again on MW: 828 kHz


Dalla lista del British DX Club:

Dutch oldies station Radio 10 Gold has returned to mediumwave as of 1625 UTC
today. The transmitter on 828 kHz had been carrying an alternative service of Arrow Classic Rock. The station, owned by RTL since the start of this year, has used several mediumwave frequencies in the past, most recently 1008 kHz, but has been broadcasting on cable, internet, satellite and digitenne only for
the past three years. Despite that, it has maintained a market share of around 2.5 percent. (BDXC, Alan Pennington via Media Network)

lunedì, ottobre 18, 2010

Parte la sperimentazione del DRM+

DRM+
Radio Maria inizia il primo test di trasmissione in Italia

nell'area di Torino sulle bande I e II VHF

Associazione Radio Maria, World Family of Radio Maria e Fondazione Formare hanno congiuntamente promosso un pool tecnico di esperti al fine di realizzare, per la prima volta sul territorio nazionale, test di trasmissione in DRM+.

Il DRM+ è parte del sistema di trasmissione DRM (Digital Radio Mondiale) che utilizza frequenze comprese in uno spettro tra 0.1 MHz e 174 MHz. Questa innovativa tecnologia permetterà di offrire una qualità migliore del segnale unitamente ad una trasmissione contemporanea di tipo analogico e digitale, con caratteristiche di propagazione che si prestano a soddisfare le molteplici esigenze delle emittenti in relazione al rispettivo bacino d’utenza.

I membri del pool assicureranno la disponibilità di risorse tecnologiche e conoscenze professionali tali da consentire lo svolgimento dei test, per la durata di un anno, nell'area metropolitana di Torino in virtù di una licenza rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento
per le Comunicazioni.

La sperimentazione avverrà congiuntamente in Banda I ed in Banda II (FM) in modalità combinata, tramite le strutture allestite assieme al CSP innovazione nelle ICT

Obiettivo primario è la verifica dei parametri di affidabilità, qualità e polifunzionalità d’uso del sistema DRM+, con possibili applicazioni anche in aree internazionali ove già opera il network World Family of Radio Maria, presente in 53 Paesi nei cinque continenti (www.radiomaria.org).

La frequenza in Banda I è 55.8 Mhz dal trasmettitore Torino Torre Bert

Un simposio dedicato a tale sperimentazione si terrà nei giorni 19-20-21 ottobre 2010, con visite guidate alle postazioni radio e analisi della copertura del segnale. La giornata centrale di mercoledì 20 ottobre sarà caratterizzata da interventi e relazioni dei responsabili dei soggetti promotori all’Hotel Victoria a Torino (via Nino Costa 4, sito web: http://www.hotelvictoria-torino.com/). E’ prevista, solo in tale data, la partecipazione degli
addetti ai lavori e rappresentanti della stampa che si saranno accreditati entro il 15 ottobre.

Per contatti: ingegner Claudio Re reclaudio-(at)-alma.it

lunedì, ottobre 04, 2010

Radio 3 ha compiuto 60 anni

Il 1° ottobre Radio 3 ha compiuto 60 anni. Giornaleradio Info gli ha dedicato un articolo che mi pare interessante: clicca per leggere (Segnalato sul gruppo Radiorama)

La radio del futuro: digitale e da vedere


Media che cambiano

Il 2011 dovrebbe essere l'anno della svolta in Italia. Dovrebbero decollare le emissioni in digitale Dab+ e Dmb

La radio digitale ci riprova. Dopo il fallimento del primo tentativo, quello del Dab negli anni 90, gli operatori tentano ora di calare l’asso vincente. Con nuove tecnologie: Dab+ e Dmb (Digital multimedia broadcasting). Quella che si propone è una radio per certi aspetti molto diversa da quella tradizionale.

Una radio da «sfogliare», come dicono i suoi sostenitori. Che viaggia anche su Internet, per ascoltare emittenti dall’altra parte del mondo o per scaricare i podcast dei programmi preferiti già andati in onda. E che comunica senza fili con il pc di casa per farci ascoltare la musica preferita. Una radio anche «a colori», con schermi «touchscreeen»: li tocchi con un dito e si mettono in azione. Altro che le vecchie radio Geloso a valvole, o il transistor con cui il babbo seguiva il calcio minuto per minuto.

In teoria tutto bello, ma la partita presenta diversi punti critici. Il primo è l’avvio effettivo di un altro digitale, quello televisivo terrestre. Da tempo si attende l’abbandono della vecchia tv analogica per passare al nuovo sistema. Quando ciò avverrà, col fatidico "switch off" (spegnimento dei vecchi trasmettitori), le frequenze VHF, comprese tra i 174 e i 240 MHz, la banda III, si libereranno e saranno occupate dalle nuove radio, che affiancheranno quelle tradizionali in Fm.

Però per la tv ci sono dei problemi tecnici. Là dove le onde televisive emesse da trasmettitori diversi si incontrano, se non sono esattamente sincronizzate mandano in tilt la ricezione. Visione "spezzettata" e innalzamento della pressione dello spettatore, sono le conseguenze. Gli ingegneri stanno studiando la questione, insieme ad altre. Ma i mesi passano e gli operatori della radiofonia che aspettano il loro turno sono sempre più furibondi. L’altro problema sono gli apparecchi radio.

Inutile trasmettere programmi mirabolanti, se nei negozi non si trovano i ricevitori capaci di tradurli in suoni per le nostre orecchie. È già successo con il sistema Dab (digital audio broadcast) e Drm (digital radio mondiale). Per risolvere l’inghippo l’Ard (Associazione per la radiodiffusione digitale) ha pensato di cercare aiuto nel Regno Unito. I britannici sono i più avanzati al mondo nel settore. E qui hanno trovato udienza alla Pure, azienda leader nel digitale. La Pure ha accettato di predisporre nove dei propri modelli radio per il mercato italiano, che arriveranno in autunno. Una radio di questo genere potrà ricevere sia in Fm che in digitale e, nei modelli superiori, potrà collegarsi senza fili al computer o a Internet.

Inoltre si sta lavorando sul fronte delle autoradio: l’obiettivo è avere ricevitori che a seconda delle zone possano "inseguire" l’emittente preferita sia in Fm che sul digitale. E in digitale raccogliere informazioni sul meteo e sul traffico, magari da trasferire al navigatore perché le elabori.

In attesa che la tv si trasferisca e che arrivino le "radioline" l’Agcom, l’Agenzia per le telecomunicazioni ha predisposto un regolamento per l’accesso alle nuove frequenze. E si continua con le trasmissioni sperimentali limitate in poche aree del Paese. Due vedono la collaborazione tra Rai Way e Aeranti-Corallo (che associa le emittenti locali radio e tv) e sono in corso a Bologna e Venezia. Vi partecipano la Rai e 19 radio locali in Emilia e 17 in Veneto. A Roma invece Rai Way collabora con le grandi emittenti nazionali.

Quali i vantaggi della radio digitale? Audio di qualità (come quello di un compact disc), interattività, più servizi, più contenuti anche multimediali. Inoltre ci si augura che possano essere sintonizzate anche radio diverse, o con programmi diversi, dalle Fm, per evitare un doppione, di cui nessuno sente la necessità. Resta un’incognita: in questa fase di crisi quanti privati sono disposti a investire in nuove tecnologie al di fuori delle aree più ricche? Il rischio è che si riproponga un’Italia a due velocità. Anche nell’etere.

Informazioni per l'acquisto

Questa è la patria di Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, ma la maggior parte degli italiani non conosce nemmeno la differenza tra onde medie, onde corte e modulazione di frequenza. Come parlare loro di radio digitale? E, soprattutto, come fare capire a chi compra una radio che cosa compra? Il problema se lo sono posto gli aderenti all’Ard (Associazione per la radiofonia digitale). Hanno così pensato a una certificazione che dovrà accompagnare le radio che saranno esposte nei negozi.
La certificazione spiegherà al consumatore che l’oggetto che sta acquistando ha una qualità minima garantita, che potrà ricevere tutti i programmi disponibili in digitale per quel tipo di ricevitore, che quella radio potrà essere usata anche in tutta Europa in quanto funzionerà bene anche negli altri Paesi.
La certificazione Ard (Associazione per la radiofonia digitale) prevede tre classi. Classe A (bollino bianco): la radio solo da ascoltare. Riceve solo audio digitale nei formati Dab, Dab+, Dmb audio. Classe B (bollino azzurro): la radio da guardare. Oltre a ricevere l’audio aggiunge altre funzioni come la guida elettronica ai programmi da leggere, la funzione "slide show" ovvero ricezione di immagini e altre funzioni sempre visuali. Classe C (bollino verde): la radio «da sfogliare». È la radio interattiva, che si preannuncia ricca anche di funzioni gestibili dall’utente e che dovrebbe segnare l’inizio di una nuova epoca per la radio, dopo quelle delle valvole e del transistor. Vedremo. E ascolteremo, s’intende.

di Giampiero Bernardini, su Avvenire 29 settembre 2010

sabato, ottobre 02, 2010

Atene 9.84 FM la radio del Comune


La capitale greca vanta il più riuscito
esempio europeo di emittente
gestita dal Comune

In una vecchia fabbrica del gas sulla via del Pireo ecco gli studi di una stazione che nel 1987 inaugurò nel Paese la stagione delle radio libere.
E oggi fornisce ancora un’informazione preziosa


Due reti, una in greco, l’altra in 15 lingue (e mezz’ora ogni giorno anche in italiano). La radio municipale di Atene è la maggiore d’Europa di proprietà di un’amministrazione comunale, ed è riuscita a sopravvivere nonostante la crisi che ha colpito la Grecia. Certo, in questi giorni ha subìto la chiusura del suo canale internazionale in FM, per ragioni politiche (ad Atene ci sono le elezioni amministrative) più che per una querelle sulle frequenze, occupate dalla stazione plurilingue sin dalle Olimpiadi del 2004. Ma – se per il momento le trasmissioni internazionali devono proseguire solo via Internet – il canale in lingua greca Athina 9.84 (sic!) ha conservato la sua storica FM (on air su 98.3 MHz n.d.r.). D’altra parte la stazione rappresenta una rilevante fonte di informazione per una città che contiene quasi la metà della popolazione di tutto il Paese.

Nel centro culturale Technopolis di Gazi – la vecchia fabbrica del gas sulla via del Pireo, a due passi dal Ceramico, uno dei luoghi archeologici più significativi della città – la radio occupa la struttura in ferro di un vecchio gasometro. Così gli studi e gli uffici dell’emittente risentono di un tipico andamento circolare che lascia spazio, al centro, a un grande auditorium, luogo di numerose manifestazioni cui la radio collabora. Vi si trova anche una collezione storica sulla radiofonia in Grecia dove si apprende che i primi ascoltatori – in mancanza di una stazione nazionale, fondata solo nel 1938 – seguivano i programmi dall’Italia.

È un primo un segno di un legame col nostro Paese che non è mai mancato nel mondo della radio greca. Numerosi sono per questo i programmi di conversazione, di commento sulla vita cittadina e dell’intero Paese che fanno di Athina 98,4 un’emittente soprattutto parlata. Tenere la radio accesa, sentirla, anche ad Atene fa parte della vita quotidiana; tanto che lo scrittore Petros Markaris ha potuto annotare che nella capitale ellenica «ti potrà capitare di vedere qualsiasi cosa. Di sicuro, però, non ti capiterà mai un taxi con la radio spenta».

La radio comunale si accese nel 1987, quando il Comune inaugurò di fatto l’era delle emittenti libere in Grecia. Prima, più che di radio libere, si doveva parlare di radio pirata; un fenomeno tutt’altro che finito in Grecia. La fondazione dell’emittente – oggi affidata a una società a partecipazione comunale – fu iniziativa del sindaco Milziade Evert nei due anni del suo mandato; l’idea era fornire al Comune un mezzo di comunicazione indipendente dalla radio di Stato. «I mezzi di informazione pubblici – spiega il direttore attuale Yannis Politis –, sostenuti con i soldi dei contribuenti, devono offrire un servizio alla società, che i media privati, a causa della concorrenza imposta dal mercato, non riescono facilmente a produrre».

Politicamente l’iniziativa ebbe un forte impatto, considerando gli equilibri della Grecia dell’epoca. Ma la radio provocò pure un’apertura verso la radiofonia locale in FM (anche commerciale) che rende oggi il panorama radiofonico greco molto simile a quello italiano, tranne per questo aspetto: la radio comunale. In Italia, infatti, il decreto legislativo 177/2005 impedisce agli enti pubblici di essere titolari di concessioni radiotelevisive. La radio comunale di Atene, ponendosi in pratica in una via di mezzo tra la radiofonia pubblica nazionale e quella privata, ha in più creato un formato che ha consentito nuove proposte: nel 2004, alla vigilia delle Olimpiadi, una nuova rete Athens International Radio avviava programmi multilingue dedicati a turisti e residenti stranieri e ai tanti greci che conoscono una lingua straniera.

Atene diventa la sola metropoli del mondo a possedere una stazione radio che diffonde in 14 lingue: arabo, albanese, romeno, polacco, russo, tagalog, bulgaro, cinese... Lingue dell’immigrazione più recente e dei Paesi più vicini attraverso le quali accentuare il valore universale delle idee che da Atene si sono diffuse sin dall’antichità. Ora il silenzio imposto alla frequenza in FM è un segno delle difficoltà del momento. Proteste si sono levate da molte parti e anche l’ambasciatore italiano ha espresso l’auspicio di un superamento dei problemi burocratici all’origine dell’improvvisa chiusura.

Certo è che proseguire su internet non basta. L’FM è insostituibile nella mente dei greci: durante la dittatura militare (1967-1974) le radio internazionali svolsero infatti un ruolo rilevante nell’informazione; Bbc e Deutsche Welle trovarono un vasto pubblico e ancora oggi le edizioni greche dei loro notiziari vengono ritrasmessi con successo da numerose stazioni locali grazie alla familiarità acquisita presso gli ascoltatori. Oriana Fallaci nel suo "Un Uomo" ricorda invece il tentativo di Alessandro Panagulis di «ottenere dalla radio italiana lo spazio necessario a trasmettere un programma bisettimanale che venisse captato in Grecia». Rimase un sogno.

di Luigi Cobisi - sulle pagine di Agorà, Avvenire 26 settembre 2010

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Multilinguismo - L’Attica parla italiano

Gli italiani che vivono nell’Attica sono circa 10.000 – dice Tassos Mavris, curatore del programma italiano – ma 150.000 greci si sono laureati in Italia e mezzo milione hanno frequentato almeno per un anno l’Università da voi». Il programma italiano di Athina 104,4 si articola in una trasmissione d’attualità di 30 minuti (alle 15,30 da lunedì a venerdì) con un settimanale di un’ora la domenica alle 20. Il programma, ripreso anche dalla Rete Mondiale Virtuale di Italradio (un sistema che propone su internet trasmissioni internazionali nella nostra lingua), si unisce ai palinsesti in italiano di altre zone dell’area: Albania, Serbia, Romania, Turchia. (L.Cob.)

mercoledì, settembre 15, 2010

CW - il mondo a punti e linee



Morse: punto, linea e a capo

Dichiarato defunto almeno tre volte in un secolo, il codice di comunicazione binario
più famoso del mondo sopravvive invece e serve ancora anzitutto grazie ai radioamatori. Che l’hanno usato con ottimi risultati nell’ultima emergenza mondiale: il terremoto di Haiti


di Giacomo Gambassi
Avvenire 12 settembre 2010

L’avevano dato per spacciato già nel primo scorcio del Novecento, quando il calore umano della voce ricevuta da un telefono aveva sostituito il ticchettio metallico del telegrafo e le sue lunghe strisce di carta. Era stato considerato a un passo dalla fine delle trasmissioni anche nel 1932, anno in cui il Post Office britannico aveva sentenziato: il codice Morse è stato ufficialmente abbandonato (benché, poi, negli Stati Uniti e in Australia abbia resistito fino agli anni Sessanta). Era stato intonato di nuovo il de profundis nel 2005, non appena l’Unione internazionale telecomunicazioni (Itu) aveva abbattuto l’ultimo baluardo che sembrava lo tenesse in vita: non era più necessario conoscere la lingua dei pionieri della comunicazione per ottenere il patentino da radioamatore.

E, invece, nell’era delle email, degli smartphone e di twitter, è ancora vivo e vegeto l’alfabeto composto da punti e linee che porta il nome dell’inventore del telegrafo, il pittore statunitense Samuel Morse (foto in alto). Un codice binario ideato nella prima metà dell’Ottocento che per un certo verso ha anticipato il bit, l’anima a due cifre (lo zero e l’uno) dei computer e di internet, e che per decenni ha unito via cavo o per etere villaggi e continenti, ha fatto arrivare telegrammi e dispacci d’agenzia nelle redazioni dei giornali, ha guidato sui mari le navi e purtroppo ne ha annunciato le tragedie, come quei tre punti, tre linee e ancora tre punti del sos lanciato nel 1912 dal Titanic che affondava, incappato in un iceberg. (In realtà l'operatore del Titanic trasmise CQD seguito da MGY che era il callsign della nave n.d.r.).

Di fatto un precursore del «villaggio globale» teorizzato da Marshall McLuhan, che oggi continua a essere un gergo mediatico nonostante l’età pensionabile. Ne sono i custodi gli oltre due milioni di radioamatori sparsi per il mondo, che con antenne istallate sul tetto di casa e trasmettitori impiantati in cantina o nel soggiorno si collegano attraverso quelle onde trasformate dal bolognese Guglielmo Marconi in un nastro trasportatore di segnali elettrici.

«Il Morse – spiega il presidente dell’Unione internazionale radioamatori, il canadese Timothy Ellam – resta un metodo molto popolare fra gli hobbisti. Anche se non è più un requisito previsto dai regolamenti mondiali, è ancora studiato». Come a dire: non si tratta di semplice sopravvivenza. Del resto il codice dei telegrafi è, ad esempio, la lingua delle emergenze. «Lo sa bene chi ha ascoltato in cuffia, lo scorso gennaio, le comunicazioni sul terremoto di Haiti», rivela Marcello Vella, 52 anni, funzionario del Comune di Palermo e, nel tempo libero, presidente dell’European Radioamateurs Association (Era) che in Italia conta 450 soci pronti a intervenire nei radiocollegamenti di protezione civile. E le ragioni di questo ritorno al passato, quando si è con l’acqua alla gola, non sono sentimentali. «Il Morse permette di inviare o ricevere messaggi in condizioni di banda limitata – racconta Dennis Franklin, 65 anni, di Fremont in California –. Non solo. Quando il rumore di fondo è elevato ed è complicato comprendere una voce trasmessa via radio, il Morse consente di dialogare. Per di più non esistono accenti o dialetti che sono tipici della lingua umana».

Franklin è uno dei diecimila membri dell’ International Morse Preservation Society, il sodalizio fondato nel 1987 dall’inglese Geo Longden per salvaguardare l’alfabeto massmediale delle origini. Una rete di amici diffusa in tutto il mondo che considera il vecchio codice «quasi una forma d’arte» e che chiama «nostri eroi» Morse e Marconi. Una loro icona è il pugno aperto: perché questa è la forma che assume la mano quando batte sul tasto in legno con cui si trasmettono gli impulsi.

Certo, gli allarmi a suon di punti e linee non sono affidati soltanto all’etere. Il Morse viene ancora insegnato nei corsi di primo intervento o nelle università (anche italiane): basta scorrere il piano di studi di un «master in soccorso avanzato nelle emergenza extraospedaliere» per imbattersi nella lingua del telegrafo come uno dei sistemi apprendere. Comunque, se si è in pericolo, un messaggio che segue la storica tavola può essere inviato con le bandierine, con una luce a intermittenza, con uno specchio che riflette il sole, con un fischietto. E persino con un martelletto. Come avevano fatto nell’estate del 2000 i marinai del sommergibile atomico russo «Kursk» affondato nel mare di Barents: non potendo ricorrere alla radio, il 10 agosto colpirono con un battente lo scafo metallico e grazie al Morse trasmisero all’esterno le loro richieste di aiuto. A dimostrazione di come l’idioma creato dal pittore-inventore sia versatile e consenta comunicazioni essenziali in situazioni estreme.

«Nelle radio emergenze – aggiunge Vella – il vecchio codice è, per le sue caratteristiche, il modo più sicuro di inviare notizie a grandi distanze anche se non si conosce la lingua del corrispondente». Già, perché il Morse va a braccetto con abbreviazioni internazionali che rappresentano una sorta di "inglese" universale ante litteram, in grado di essere compreso in ogni angolo del pianeta. È il caso del codice Q, che in tre lettere (la prima è sempre la Q) condensa frasi standard. Così, quando si vuol chiedere «qual è il tuo nome?», è sufficiente digitare QRA?; oppure, se si vuol far sapere che «ho ricevuto» un testo, va scritto QSL. «Non mancano, poi, altre sigle molto apprezzate – precisa Dennis Franklin – Il 73 sta per "auguri" e CUL per "ci vediamo più tardi". È in questo modo che contatto un amico italiano nonostante non sappia la vostra lingua».

E che il Morse non sia soltanto un pezzo di antiquariato è provato dall’aggiornamento della sua mappa dei caratteri. A distanza di quasi due secoli dalla nascita, è entrata nell’alfabeto a ticchettio la chiocciola, elemento chiave per la posta elettronica. La revisione è stata decisa qualche anno fa dall’Itu per colmare il gap creato dalle nuove tecnologie, ricorrendo alla sequenza delle lettere A e C senza spazi intermedi che descrivono la @. Una scelta che sembra richiamare l’operazione del Lexicon recentis latinitatis, il dizionario pubblicato dalla Libreria editrice vaticana che attualizza la lingua di Cicerone. Di fatto, un po’ come la Chiesa mantiene vivo il latino, così i marconisti di oggi hanno adottato il codice dei loro padri come linguaggio privilegiato. E nel Lexicon il telegrafista è definito uno «scriba telegraphicus».

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Il traduttore morse

CW - Più veloce degli SMS


Più veloce degli SMS
e tra i caratteri ha introdotto la chiocciolina


In fondo anche l’alfabeto Morse ha radici cristiane. Legate, da una parte, alla religiosità statunitense e, dall’altra, all’associazionismo: che resta uno dei collanti fra l’esperienza di fede e la società. Partiamo dall’inizio.

La storia del codice si sovrappone a quella del telegrafo che l’americano Samuel Morse brevetta a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento. La prima linea telegrafica che vede la luce è quella fra Baltimora e Washington. Il 24 maggio 1844 viene inviato il messaggio d’esordio. È un versetto della Bibbia tratto dal capitolo 23 del libro dei Numeri: «Cosa ha operato Dio!». Poi, quando la lingua binaria dell’artista-inventore si trasforma nel cardine del primo sistema internazionale di comunicazione che, con il «telegrafo senza fili» di Guglielmo Marconi, farà il suo vero salto di qualità, il codice Morse diventa sempre più popolare. Non solo fra gli addetti ai lavori, ma anche fra i ragazzi.

Le lettere convertite in punti e linee piacciono agli scout, il movimento fondato nel 1907 da Robert Baden-Powell. «Ho imparato la mappa caratteri del Morse – racconta il 65enne californiano Dennis Franklin, membro dell’International Morse Preservation Society – quando ero boy-scout. Lo utilizzo da quasi mezzo secolo e l’ho perfezionato da radioamatore». Certo, dialogare con luci o suoni a intermittenza in un’uscita dell’Agesci è una sorta di tuffo nel passato per bambini o adolescenti cresciuti con il cellulare o davanti al computer.

E chi l’ha detto che il Morse sia sinonimo di comunicazioni al rallentatore? In Australia, nel luglio del 2005, col patrocinio del Powerhouse Museum di Sydney che unisce scienza e design, si sono sfidati un ultranovantenne telegrafista in pensione, Gordon Hill, e un tredicenne appassionato di sms, Brittany Devlin. Obiettivo: accertare chi fosse il più veloce a inviare un testo. Ebbene, il veterano delle radiotrasmissioni ha avuto la meglio battendo di gran lunga il ragazzo «esperto» in messaggini. Del resto, si continua ancora oggi a giocare con il Morse.

Basta assistere alle gare del Campionato del mondo di telegrafia ad alta velocità (l’Hst, che sta per High speed telegraphy) che dal 1995 si tiene ogni due anni in giro per il globo. L’ultima edizione si è svolta nel 2009 a Obzor, in Bulgaria. Quattro sono le prove: due di trasmissione e due di ricezione. Nel test di ricezione le lettere in Morse vengono inviate a velocità sempre superiori finché il concorrente è capace di comprenderle. Nell’esame di trasmissione va scritto il maggior numero di caratteri e cifre in un minuto senza commettere errori. E i fuoriclasse? Non sono soltanto cinquantenni o sessantenni. Nel torneo ci sono anche categorie riservate agli under 16 o a chi ha fra i 17 e 21 anni. Perché – viene da dire – il Morse fa incontrare le generazioni.

di Giacomo Gambassi (Pubblicato su Avvenire, inserto Agorà, il 12 settembre 2010)

CW - La storia del Morse



Il ticchettio creato da un pittore per volare sui mari

All’ingresso dell’area sulle telecomunicazioni, nel Museo nazionale della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci» di Milano, uno dei primi strumenti esposti è il telegrafo.
Con il tasto Morse il visitatore può trasmettere il suo messaggio a una manciata di metri di distanza, nella sala delle reti che ospita centralini telefonici e impianti di trasmissione. «Abbiamo voluto mostrare come telegrafo e telefono si intreccino nella storia», spiega Massimo Temporelli, curatore del Dipartimento comunicazione del museo.

Del resto la telegrafia nasce su una nave, quella che nel 1832 riportava il pittore Samuel Morse - nella foto - (1791-1872) negli Stati Uniti dopo un tour in Europa. «È qui che ha l’intuizione di unire il disegno con l’elettromagnetismo di cui aveva scoperto dettagli e fenomeni durante il viaggio – racconta Temporelli –. Di fatto, con la sua invenzione, Morse avvicina il vecchio continente con il nuovo, prima idealmente e poi fisicamente grazie al primo collegamento telegrafico tra Stati Uniti e Europa del 1866».

Il congegno che comunica con il famoso codice di punti e linee soppianta ben presto i precedenti telegrafi ad aghi. In Italia la linea del debutto è quella fra Livorno e Pisa del 1847. Lo stesso anno Morse, finalmente ricco grazie ai suoi brevetti, compra una tenuta a Poughkeepsie, nello Stato di New York, che ribattezza Locust Grove e che oggi è una casa-museo in cui rivive la storia del telegrafo. Nel nostro Paese il nuovo sistema si afferma in pochi anni. «E la rete telegrafica – afferma Temporelli – sarà la prima importante infrastruttura di comunicazione che unirà l’intera Penisola».

Poi, con le onde radio di Guglielmo Marconi, la telegrafia sbarca nell’etere. Corre l’anno 1895. «Il suo tramonto – conclude Temporelli – comincia dopo la prima guerra mondiale, quando il telefono diventa interurbano e si amplia la sua portata al di là dei confini delle singole città. Comunque un residuo dell’invenzione di Morse resta il telegramma, considerato un vero e proprio atto ufficiale rispetto alle comunicazioni vocali».

di Giacomo Gambassi (Avvenire, inserto Agorà, 12 settembre 2010)

martedì, agosto 31, 2010

Nuova radio italiana in onde medie


Da metà agosto almeno è attiva in onde medie una nuova radio privata italiana. Si tratta di Onda Media Broadcasting, attiva sulla frequenza di 1512 kHz non lontano da Ferrara con 200 watt. Stando agli annunci ha in programma di testare il DRM (trasmissione digitale) su 1503 kHz. E' stata ricevuta dall'amico Alessando Capra in automobile tra Padova e Bologna e tra Bologna e Reggio Emilia di mattina. Non è chiaro se trasmette di sera e/o notte, in quanto dalle mie postazioni di Milano e Bocca di Magra la frequenza è dominata dalla Grecia o dall'Arabia Saudita.

sabato, agosto 28, 2010

Bande tropicali - report 2010


Anche quest’anno Anker Petersen, editor del Domestic Broadcasting Survey (DBS), del Danish Short Wave Club International ha tracciato nel suo report annuale l’andamento dell’attività broadcasting sulle bande tropicali. Ovvero i 120, 90 e 60 metri. Quelli che negli anni 60 e 70 ci regalavano tante soddisfazioni come ascoltatori. Per una lunga serie di motivi le emittenti presenti su queste bande appaiono ormai in via di estinzione. I numeri parlano da sé: tra i 2200 e i 5800 kHz nel 1973 erano on air 1106 stazioni, oggi ne restano 223.

I motivi del declino, rapido e a quanto pare e inesorabile, sono diversi. Il primo è certamente la crescita delle antenne in FM e della televisione, anche via satellite. Poi, soprattutto, nelle aree più ricche è arrivato anche Internet. C’è anche da tenere conto che è entrata in crisi, negli anni 90, anche la produzione di radio dotate di onde corte. Marchi mitici, come la Grundig (poi acquisita dalla Eton), hanno chiuso i battenti. In particolare dal mercato sono scomparsi i ricevitori a basso costo.

Ora però questa tendenza si è drammaticamente invertita. Infatti la crescita delle imprese elettroniche asiatiche, orientate al mercato dei grandi paesi come Cina e India, e l’evoluzione della tecnologia hanno ridato fiato al mercato dei ricevitori portatili a basso costo.

Adesso sul mercato sono reperibili decine di modelli di radioline che offrono oltre alle onde medie e alle onde corte anche le FM dai 64 ai 108 MHz. La maggior parte con tecnologia DSP che permette di ottenere audio di buon qualità a costi modesti. Questo potrebbe invogliare le aziende a mantenere attive le onde corte e, quindi, anche le bande tropicali, soprattutto in quei Paesi di grandi dimensioni e con territori “difficili”, dove la copertura in FM richiede investimenti eccessivi.

C’è però da considerare che molti trasmettitori in onde medie e corte vengono lasciati in attività fin quando durano. Poi quando le antenne cominciano a invecchiare e i pezzi del tx si rompono, prima si riparano al risparmio, con conseguente decadimento della potenza e della qualità di emissione. Poi restano muti. In un periodo di crisi come questo e di impoverimento di molte aree del pianeta in pochi si lanciano in nuovi investimenti radiofonici in onde corte e medie.

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Ecco i dati del report by Anker Petersen:

Region / year 1973 - 1985 - 1997 - 2010

Central Africa 102 - 76 - 40 - 12
Southern Africa 57 - 39 - 33 - 8
Middle East 9 - 4 - 1 - 0

Indian Subcontinent 62 - 45 - 45 - 30
South East Asia 40 - 29 - 21 - 4
Indonesia 171 - 105 - 65 - 10

China, Taiwan, Mongolia 119 - 110 - 75 - 32
CIS (former USSR) 61 - 59 - 47 - 7
Far East 38 - 28 - 28 - 12

Papua New Guinea 17 - 20 - 20 - 14
Australia and other Pacific 10 - 4 - 13 - 11

Central America, Mexico 21 - 23 - 24 - 3
Caribbean 29 - 3 - 3 - 2
Northwestern South America 98 - 41 - 19 - 3

Ecuador 47 - 33 - 22 - 4
Peru 78 - 69 - 78 - 25
Bolivia 35 - 42 - 25 - 11
Brazil 107 - 87 - 67 - 34
Southern South America 5 - 2 - 1 - 1

Total 1,106 - 819 - 627 - 223

Countries like Brazil, China, India, Peru, Papua New Guinea and Bolivia are still dominating the Tropical Bands. But during the past year Tropical stations have disappeared, especially in Central Africa, Latin America and Indonesia. The reason is that other media got higher priority than keeping an elderly Shortwave (SW) transmitter alive.

venerdì, agosto 27, 2010

90 anni di radio in Argentina (audio on line)

El 27 de agosto de 1920 nació la radio en Argentina y, para varios historiadores, ese día es el inicio de la radiodifusión en el mundo.

Que todos los colegas diexistas tengan un feliz día recordando este acontecimiento
que les invito refrescar a través de una producción especial que realicé junto a mi
hermano a través de Radio Uruguay en Rosario hace tres años, entrando en el sitio de "Programasdx"

Cordiales saludos,
Rubén Guillermo Margenet

Via Yimber Gaviria, Colombia, via PlayDX

Visita il sito Programas DX

giovedì, aprile 15, 2010

Messico: premiata una radio dei gesuiti



E' andato a La Voz de los Campesinos, una radio gestita da Fomento Cultural y Educativo, il Premio 2010 della Comunicazione Rurale organizzato dal Programma Internazionale per lo Sviluppo della Comunicazione dell'UNESCO, l'Organizzaziojne delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

Fomento Cultural y Educativo è un'associazione civile gestita da laici e gesuiti insieme.

Quarantacinque anni fa ha fondato La Voz de los Campesinos, una stazione radio che trasmette in un'ampia area del Paese, in spagnolo e in tre lingue indigene. Il riconoscimento, ha dichiarato Sergio Cobo, direttore di Fomento Cultural y Educativo, "premia i campesinos e i popoli indigeni messicani che hanno contribuito alla crescita della radio con la loro voce ed è fonte di soddisfazione per il Messico e tutta l'America Latina". La premiazione si è svolta nella sede dell'UNESCO a Parigi lo scorso 24 marzo. (Fonte: Info SJ)

nella foto: (courtesy Alfredo Zepeda/The peasants’ voice) Indigenous DJ Sandra Cruz on the air of La Voz de los Campesinos, XHFCE 105.5 FM, or The Peasants’ Voice, radio station from the eastern state of Veracruz, Mexico.


altre info: www.indiancountrytoday.com

mercoledì, agosto 26, 2009

La seconda giovinezza della radio


La televisione non è riuscita a oscurarla. Internet nemmeno. Nonostante i facili profeti di sventura, l'invenzione di Guglielmo Marconi non solo è sopravvissuta ai concorrenti mediatici, ma conosce una nuova giovinezza. Un mezzo tanto vecchio, quanto capace di innovarsi. E alla sua ombra prosperano i radioamatori. Quegli appassionati che in troppi immaginano come dei chiacchieroni, perditempo, attaccati a un microfono. Negati per il computer, magari stravaganti e coi capelli scompigliati da inventore pazzo. Sbagliato. I radioamatori, in gergo Om, dall'inglese old man, sono tutt'altra cosa. E soprattutto sono spesso persone di cultura, all'avanguardia sul fronte della tecnologia. Anzi contribuiscono a farla
sviluppare.

«In gran parte sono delle persone curiose, a cui piace sperimentare - dice Claudio Re, ingegnere, direttore (tecnico) delle reti di Radio Maria nel mondo, radioamatore con nominativo i1rfq, titolare della innovativa Sistel -. La comunicazione è un corollario. Non è fine a se stessa. La curiosità poi si trasferisce nel lavoro. Spinge, anzi, a fare certi lavori. Dove c'è ricerca c'è un radioamatore. Un esempio? La Nasa». Non a caso anche Paolo Nespoli, l'astronauta italiano, in forza all'Esa, ente spaziale europeo, volato con lo Shuttle fino alla Stazione spaziale internazionale, è uno del gruppo, iz0jpa. E non è un caso che lassù, sulla stazione orbitante, ci siano delle radio operanti sulle frequenze amatoriali dei 144 e 432 MHz. Così a fine ottobre Nespoli si è collegato con alcune scuole e università. Ad ascoltare la conversazione anche gli studenti di altre scuole sparse per l'Italia. Tante le domande. Si è parlato
di astronautica, fisica, astronomia, ma anche di pace e di cultura.

Il legame tra passione e formazione scolastica si stringe. «Per i giovani la passione per la radio spesso rappresenta uno stimolo ad approfondire gli studi scientifici e tecnologici - osserva Michele D'Amico, iz2eas, professore associato al Politecnico di Milano, docente di campi elettromagnetici ed esperto tra l'altro di radarmeteorologia -. Il ragazzo è spinto a tentare le autocostruzioni, dai ricevitori alle antenne. E la pratica lo porta ad approfondire la teoria. Impara a verificare le sue conoscenze e le sue idee. Stimola la creatività». E questo appare sempre più importante in una fase in cui le iscrizioni alle facoltà scientifiche e a ingegneria sono in continuo calo. Si salva solo ingegneria gestionale, legata più al management aziendale, non alla ricerca.

Quanto le parole del professor D'Amico siano vere lo dimostra la storia di Nico Palermo, iv3nwv. A 11 anni giocava con la radio. Vent'anni più tardi, dopo aver fatto Ingegneria a Trieste e aver lavorato alla Siemens, ha costruito la sua prima radio. E dopo aver lavorato nel campo biomedico, ora ha una sua azienda e costruisce il Perseus, un ricevitore dalle caratteristiche elevate e, sembra incredibile, poco costoso.

E qui viene il bello. L'Italia, grazie a un gruppo di radioamatori ingegnosi, è tornata all'avanguardia in questo settore delle telecomunicazioni. La tecnologia è quella dell'Sdr, software defined radio. Un termine che sta a indicare un apparato radio senza più valvole o transistor, manopole, bottoni e accordatori. Uno scatolotto, valore meno di mille euro, che viene collegato al computer e che sfrutta le potenzialità di questo per offrire prestazioni paragonabili o superiori a radio tradizionali, riceventi o trasmittenti, del valore di 10mila o più euro. I giapponesi sono rimasti indietro. Il confronto è solo con gli americani, che però sembrano perdere terreno. Nel nostro Paese sono già diverse le aziende impegnate nel settore. Come la Elad, oppure la Microtelecom di Nico Palermo. O ancora lo stesso Claudio Re, che ha sviluppato l'italianissimo CiaoRadio H101, e che presto presenterà l'ancora più innovativo H102.

Questa corsa è collegata allo sviluppo di programmi software sempre più sofisticati, che vedono in prima linea ancora altri radiomatori italiani, come Oscar Steila, ik1xpv, e Alberto Di Bene, i2phd, che ormai godono di fama internazionale. La cosa non è passata inosservata nelle aziende che contano nel mondo, la tedesca Rohde & Schwarz, la Ferrari della radio, ha iniziato a produrre ricevitori SDR prefessionali a uso civile e militare. A costi però inaccessibili.

Ma tutto passa anche dallo studio. L'Associazione radioamatori italiani ne è convinta. «Gli insegnanti "Om" sono tantissimi - spiega Nicola Sanna, i0nsy, presidente dell'Ari e direttore di Radio Rivista -, due anni fa abbiamo siglato una convenzione a Roma per entrare nelle scuole, dalle elementari agli atenei. Il progetto, noto come "La radio a scuola", è piaciuto così tanto che lo stanno riprendendo anche in Slovenia e in Romania. E se ne stanno interessando negli Stati Uniti».

«La radio tra i banchi si presta a un lavoro interdisciplinare e per gli studenti è molto coinvolgente», spiega Fabio Tagetti, docente d'Inglese all'Istituto Silva di Legnago ed esperto d'area del ministero della Pubblica Istruzione. Al suo attivo ha pure un volume, "Imparare l'inglese con radio, tv e internet", edito da Il Rostro. «Il progetto dell'Ari - riprende - da una parte ha finalità linguistiche e culturali, dall'altra si presta allo studio della fisica, dell'informatica e della tecnologia, anche nei suoi ambiti più avanzati, come le "convergenze digitali", quelle che stanno cambiando il mondo dei media. O aiuta a studiare la meteorologia, leggendo un fax meteo ricevuto via etere. Infine insegna ad aprirsi al mondo e a "capire" le notizie, confrontando, ad esempio, anche i notiziari in italiano di Rai, Radio Vaticana,
Radio Cina internazionale, Radio Romania internazionale e altri».

Studiando e sperimentando qualcuno potrebbe anche diventare un Premio Nobel. Come il radioamatore, esperto in comunicazioni estreme (anche sfruttando le riflessioni lunari) e astrofisico Joseph H. Taylor jr, k1jt, che ha ricevuto il riconoscimento nel 1993 per la scoperta di un nuovo tipo di stella pulsar.

(Pubblicato su Avvenire, 16-11-2007)

martedì, luglio 28, 2009

Bande tropicali: radio in estinzione

Le stazioni domestiche sulle bande tropicali sono in via d'estinzione. Tra 10 anni non le ascolteremo più. Lo afferma, dati alla mano, Anker Petersen, noto DXeditor del quindicinale elettronico DX-Window, del Danish Shortwave Club International. Petersen da anni tiene sotto costante monitoraggio la porzione delle onde corte tra 2300 e i 5800 kHz. Dallo studio emerge che nel 1973 le radio domestiche erano 1106, mentre adesso ne restano attive 235. L'unica nazione in cui resistono è Papua e Nuova Guinea: erano 17 oggi sono 15. Nel resto del mondo sono messe in fuga dalle onde medie e dall'avanzata delle FM.

sabato, luglio 11, 2009

Radio pirata, il libro

E' uscita la seconda edizione del libro di Andrea Borgnino dedicato alla radio pirata. Ecco il comunicato:

La diffusione del Rock'n'Roll in Europa inizia nei primi anni sessanta a bordo della nave che ospitò Radio Caroline, storica emittente pirata che per prima affrontò le gelide acque del Nord per trasmettere musica libera e messaggi di pace. In queste pagine si racconta di quei valorosi dj e di quegli uomini che finanziarono e inventarono il mondo delle emittenti pirata rivoluzionando per sempre il mondo della radio in Europa. Oggi sono ancora attive centinaia di stazioni illegali che sfidano le leggi dell’etere. Dietro ogni radio, la storia di conduttori che costruiscono antenne e trasmettitori per lanciare segnali di libertà via radio, una pratica che unisce musica e comunicazione permettendo la nascita di nuovi linguaggi.

Titolo: Radio pirata. Rock, libertà, trasgressione e nuovi linguaggi radiofonici. Le straordinarie imprese dei bucanieri dell'etere
Autore: Borgnino Andrea - Prezzo: € 14,90 - Editore: Paolo Persiani Editore

si può acquistare on line su IBS.it

oppure su Hoepli.it

martedì, giugno 30, 2009

Iran, la guerra dell'informazione

Scene di Guerra fredda. Già viste. Un regime per sopravvivere deve nascondere la realtà. Per farlo deve censurare i media. Con quelli nazionali è facile. Con internet si può fare, anche se qualcosa sfugge sempre al controllo. Ma oscurare le radio in onde corte e le trasmissioni audio-video via satellite è più complesso. Occorre ricorrere alla pirateria mediatica. Ed è quello che sta succedendo in Iran, dove si sta combattendo su tre fronti.

La «disinformazione
«Sono stata influenzata dalla televisione inglese. Mi hanno fatto credere cose false. Le loro menzogne mi hanno spinto a scendere in strada a protestare. Ma non c’era la polizia, nessuno ci ha minacciati, però abbiamo iniziato a dare fuoco alle automobili». È una donna a parlare, alla tv iraniana. Uno dei tanti testimoni ad hoc sfilati in questi giorni davanti alle telecamere per demonizzare l’informazione straniera in particolare. «Un complotto contro Teheran a base di menzogne che hanno ingannato i giovani», hanno ripetuto i vertici del regime. Racconti estorti o resi da “attori” per toglier credibilità all’inglese Bbc, soprattutto, ma anche alla Voice of America e a Radio Farda, la radio in lingua farsi finanziata dal Congresso statunitense che si rivolge ai giovani iraniani. L’ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i media internazionali di condurre una guerra di psicologia mediatica contro la Repubblica islamica «fomentando l’odio con le menzogne».

Zittire le radio a onde corte
Le radio in onde medie e onde corte che portano notizie sgradite devono essere zittite. Per farlo Teheran ha messo in campo una tecnica già usata in modo massiccio dall’Unione sovietica in passato e dalla Cina oggi: il «jamming». Potenti trasmettitori che irradiano sulla stessa frequenza del nemico, mandando in onda rumore oppure musica ricca di acuti in modo da impedire la ricezione dei programmi in arrivo dall’estero. La strategia del «jamming» è già stata utilizzata dal regime di Teheran nel 1999, durante le manifestazioni studentesche, e nel 2005, dopo le elezioni presidenziali. Gli inglesi hanno subito messo in campo 17 nuove frequenze, svariati trasmettitori «superopower» da 250 e 500 kW in Paesi, come Cipro, poco distanti dall’Iran. Stessa cosa hanno fatto la Voa e Radio Farda.

La battaglia dei satelliti
Lo scontro si sposta nello spazio. Il nemico è in orbita. Sono i satelliti che ritrasmettono i segnali tv ma anche radio. Il regime di Teheran si è subito reso conto, con rabbia, che la tv della Bbc raccontava fedelmente quanto stava accadendo nelle piazze. E che erano tanti i telespettatori iraniani. Mostrava le immagini, i filmati. Prove incontrovertibili della brutale repressione in atto. Ragazze picchiate e uccise. Cariche, inseguimenti, pestaggi. Così quasi subito si è iniziato a «sparare» contro i satelliti nemici. Segnali ad alta potenza, sulle frequenze «uplink» del satellite da accecare. Questi sono entrati in competizione con il segnale dell’emittente in arrivo da terra, disturbando la ricezione (e quindi la ritrasmissione) da parte del satellite del programma verso Teheran.
La Bbc ha dovuto fare ricorso a due satelliti aggiuntivi, la Voa ha messo in azione contemporanea 5 satelliti e Radio Farda ha utilizzato ulteriori 4 satelliti presenti nei cieli del Medio Oriente. Una risposta massiccia che pare avere avuto dei risultati.

di Giampiero Bernardini su Avvenire del 30 giugno 2009

sabato, aprile 04, 2009

I nuovi 40 metri dei radioamatori


Il 29 marzo è scattato il nuovo Band plan che assegna anche ai radioamatori non americani anche la fetta dei 40 metri tra 7100 e 7200 kHz.

Le stazioni broadcasting hanno così lasciato questo segmento. Qualcuna subito, altre con un paio di giorni di ritardo. Qualcun’altra ha invece resta. Si tratta di stazioni domestiche. Quindi si apre la possibilità per noi ascoltatori di poter seguire qualche emittente prima piuttosto interferita. Inoltre è arrivata una nuova stazione, Radio Hargheisa, dalla Somalia che si è posizionata qui, vicino alle emittenti di Etiopia ed Eritrea. Insomma questa è la banda del Corno d’Africa.

Un primo bandscan fatto a Milano lo trovate sul blog onde corte

Chi è interessato ai monitoraggi degli "intrusi" nelle bande amatoriali può visitare il sito www.iarums-r1.org e poi cliccare su latest intruder news (sulla sinistra)

venerdì, gennaio 02, 2009

531 kHz, Svizzera addio

Alle 22.29 UTC del 31 dicembre 2008 la Svizzera ha chiuso il traspettitore in onde medie sui 531 kHz, DRS Musikwelle Beromünster. A Milano arriva RNE R5... nessuna traccia di UTVARP FAROE per il momento, chissà... DRS può ora essere ascoltata solo su Internet.

Dario Monferini via PlayDX

Azerbaijan, stretta alle radio straniere

The government of Azerbaijan has terminated broadcast licences issued to foreign radio stations. As of 1 January, numerous broadcasters, including the BBC, Voice of America and Radio Free Europe, will no longer be allowed to broadcast on national frequencies. Europe and the United States have severely criticised the decision and accused Azerbaijan of restricting press freedom. Baku says the new regulations are not politically motivated and pointed out that foreign radio stations will still be allowed to broadcast via cable and internet.

Source: www.radionetherlands.nl

via HCDX by Jaisakthivel, Chennai, India

Per saperne di più vedi Azerbaijan su Wikipedia

venerdì, novembre 14, 2008

Passport to World Band Radio 2009

Nei giorni scorsi sono arrivate in Italia le copie della edizione 2009 del libro Passport to World Band Radio edizione 2009 edito dal famoso Larry Magne negli USA. (www.passband.com). Vi propongo la recensione dell'amico Dario Monferini, che lo può fare avere di chi ne fosse interessato.
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Passport to World Band Radio, che questo anno compie i 25 anni si presenta con una copertina "fantascientifica", con i nanetti verdi, realizzata da Wilson, che ascoltano... volando nello spazio. In tutto 528 pagine! Il contenuto è decisamente utile ed interessante. (Vedere qui).

Qui analizzo unicamente gli articoli del libro, trovate nel link sopra riportato ulteriori dettagli.

PAG. 10 a 27: "Colombia : Bandits, Ballads, and Broadcasts". Un articolo compilato con passione e dettagli e foto spettacolari da Henrik Klemetz che per alcuni anni ha vissuto in Colombia. Inutile aggiungere che l'autore dell'articolo e uno dei maggiori esperti del radioascolto nella zona Latino Americana.

PAG. 30 a 51 : GETTING STARTED. Abituale panoramica, stavolta con molte foto a colori delle redazioni delle principali emittenti internazionali che operano sulle onde corte a livello mondiale.....Radio Mosca....Radio Deutsche Welle.......Radio Nederlands......China Radio International... tra le altre.

PAG.57 a 129 "HOW TO CHOOSE A WORLD BAND RADIO" come ogni anno e il pezzo forte, nel quale viene offerta una dettagliata panoramica dei ricevitori sul mercato a seconda delle possibilita economiche, non e un semplice catalogo, ogni apparato viene preso in esame accuratamente e vengono messi in evidenza i pregi ed i difetti, senza dubbio e un servizio molto utile e che presenta in 72 pagine quello che ogni ascoltatore desidera sapere, cosa comprare per fare radioascolto.

PAG.130 a 141 "PROFESSIONAL RECEIVERS FOR 2009" Esamina attentamente i ricevitori che hanno caratteristiche di ricezione sopratutto di emittenti utility, sarebbe infatti abbastanza "idiota" comprare un ricevitore da 10000 dollari per ascoltare la Deutsche Welle....... dall'articolo si capisce che questi ricevitori sono come i Dinosauri....in via di estinzione.

PAG.141 a 160 "RECEIVERS FOR YOUR PCs" Il settore si sta rapidamente estendendo. La possibilità di ascoltare con il vostro PC, che solo qualche hanno fa pareva relegato alla ricezione del real audio tramite WEB e che ora offre nuovi panorami: ascoltare e poter registrare l'intero spettro delle onde medie o parte delle onde corte per poi comodamente riascoltare e vedere nel monitor del vostro Pc quali emittenti arrivavano meglio. Ad esempio dal 55° al 60° minuto di ogni ora, non è piu... fantascienza.
Questo modo di riascoltare puo far storcere il naso ai "puristi" dell'hobby del radioascolto, ma puo anche rappresentare il futuro, dato che finalmente si ha a portata di... orecchio tutto quello che puo essere ricevuto in caso di propagazione favorevole. L'industria Italiana del settore e alla avanguardia con il Perseus e in queste pagine vengono dettagliatamente presentati tutti i particolari di questo geniale e innovativo apparato.

PAG.162 a 192 "WIRE ANTENNAS & ACTIVE ANTENNAS FOR 2009" Per un buon rendimento del vostro apparato occorre una buona antenna, pertanto nelle 30 pagine trovate davvero di tutto e potrete scegliere cosa comprare oppure provare virtualmente (se non conoscete qualche amico che le ha comprate... tutte) le antenne attive descritte minuziosamente nell'articolo.

PAG.194 a 245 "WHAT'S ON TONIGHT?" Vengono presi in esame programmi regolarmente in onda ogni giorno nell'arco delle 24 ore. Pertanto il titolo mi pare sballato,
dovrebbe essere "WHAT'S ON TODAY!". Programmi in lingua inglese, soprattutto, dato che il libro e orientato per il mercato americano. Non molte le foto e tutte in bianco e nero, per limitare il costo, ma viene spontaneo suggerire all'editore di inserire piu foto nella prossima edizione del 2010.

PAG.246 a 309 "ADDRESSES PLUS 2009" Riuscire a condensare tutti gli indirizzi di tutte le emittenti del mondo operanti sulla FM, AM, SW del vostro apparato non sarebbe alla portata neanche di Mandrake... per tale motivo nell'elenco sono riportate solo le principali emittenti mondiali in onde corte. Ci pare una saggia decisione, lasciando tale gravoso compito al World Radio TV Handbook 2009 atteso per metà dicembre.

PAG.310 a 358 "WORLDWIDE BROADCASTS in ENGLISH 2009" Col sottotitolo "Country by Country guide" In realta a me e parso uno spazio sprecato, dato che molte informazioni compaiono nel precedente spazio "WHAT's ON TONIGHT?"... or TODAY! A pagina 311 compare un simpatico Bulldog... mi auguro che non venga addestrato per farmi la festa la prima volta che andrò negli States. Sherzi a parte, anche questo spazio dedicato alle trasmissioni in Inglese e può risultare interessante, se ovviamente conoscete questa lingua. Un suggerimento: uno spazio per i programmi in Spagnolo, ormai lingua più che importante anche negli Usa ormai. Magari l'amico Henrik Klemetz potrebbe realizzarlo per la prossima edizione. Chissà.

PAG.360 a 528 "PASSPORT's BLUE PAGES" In altre parole la lista in ordine di frequenza delle emittenti di tutto il pianeta, da 2310 kHz a 26000 kHz. Le famose "BLUE PAGES", che per fortuna sono BIANCHE e tutte ben leggibili. Solo il bordo è blu. E' il piatto più prelibato del libro con gli orari nuovi, in onda dal 26 ottobre e che permettono in un battibaleno di capire cosa state ascoltando con il vostro ricevitore.

In conclusione: anche questa 25a edizione è da consigliare sia per le piacevoli letture, che per referenze utili a reperire un buon ricevitore ed una buona antenna attiva. Ma anche per scegliere cosa ascoltare o per scoprire se il programma in lingua Bantu che state ascoltando proviene davvero dall'Africa nera, o dal servizio Bantu di qualche emittente mondiale diretto all'Africa.

Come acquistarlo: chi desiderasse ordinare il Passport World Band Radio 2009, può farlo inviando 40 Euro in contanti (meglio in tal caso usare lettera raccomandata) oppure con vaglia postale a Dario Monferini, via Davanzati 8, 20158 MILANO.
Il libro viene inviato con lettera raccomandata e non si effettuano invii contro assegno.

Dario Monferini
PlayDX.com

giovedì, agosto 07, 2008

Radio Vaticana vola sul web


La Radio Vaticana viaggia on air e on web. Da quando si è congiunta a internet, la radio del papa ha allargato in modo impressionante il suo raggio d'azione. È diventata un fenomeno multimediale unico al mondo, in 45 lingue e 13 alfabeti. Al quale si aggiunge un centro di produzione tv.

Un "matrimonio" ben riuscito, quindi, secondo quanto racconta Sandro Magister.

Un articolo da leggere su www.chiesa de l'Espresso

lunedì, maggio 26, 2008

La radio che verrà


L'Istituto per la Formazione al Giornalismo “Carlo De Martino”, di Milano, ha presentato nei giorni scorsi il convegno “La radio che verrà, metamorfosi e prospettive di un mezzo di successo”. Presenti il direttore di Radio24 Giancarlo Santalmassi, la voce sportiva Bruno Pizzul, la prima speaker femminile di RMC Luisella Berrino, e il direttore artistico di Virgin Radio, Dj Ringo.

Un mezzo che non conosce crisi: i suoi numeri, a partire dal numero di ascoltatori fino agli introiti pubblicitari, sono dagli esordi fino ad oggi sempre in crescita. Qualche dato? Sono 350 le emittenti italiane attualmente censite da Audiradio, 34 milioni l'audience media negli ultimi 12 anni, 7 milioni gli ascoltatori giornalieri di Radio1 (la rete più seguita) e 601 milioni di euro il volume degli investimenti pubblicitari per il 2007.

Prospettive future Dopo un tuffo nel passato - dai pioneristici tempi di RadioRai, passando per le emittenti libere degli anni Settanta fino ai nuovi esperimenti dell’AllNews e AllMusic – i protagonisti hanno puntato lo sguardo verso il futuro dell’etere. Un destino difficile da decifrare, come lo stesso Pizzul ha subito precisato: “Non so fare previsioni, non sono la persona giusta per fare questo tipo di analisi”. Il numero uno di Radio24 ha provato invece a sbilanciarsi: “La radio ha resistito all’arrivo della Tv, del Cinema e di internet” questo perché “è il mezzo più dinamico di tutti che consente di fare altre cose mentre la si ascolta”. Ringo è ancora più categorico: “Non bisogna pensare a grandi evoluzioni, la cosa più importante è la qualità, nella musica e nei programmi d’informazione dove la voce prevale”.

Un passato glorioso Il futuro dell’etere va letto avendo piena consapevolezza della sua storia passata. La comunicazione radiofonica ha tanti pregi, tra gli altri, spiega Berrino ripercorrendo la sua lunga carriera on air, “la magia che si instaura nella confidenza tra conduttore e ascoltatori”. Un rapporto, continua la speaker di RMC, che nasce “appena mi metto davanti al microfono: lì mi sento come se fossi sola, e le parole nascono con naturalezza e spontaneità”. Lo stesso non vale per gli altri mezzi d’informazione, tra tutti la televisione: “ La Tv è un mezzo vecchio, che obbliga lo spettatore ad una fruizione forzata, senza possibilità di dibattito”, spiega Ringo. E Santalmassi: “Tutte le volte che interviene la televisione l’evento si trasforma in qualcos’altro mentre la radio sa raccontarlo più fedelmente”. La radio, è la convinzione del direttore di Radio 24, si ascolta e si segue nel tempo "perché è l'unico mezzo che riesce a creare un vero senso d’intimità collettiva”. (da GiornaleRadio Info)

La radio al contrattacco della tv (in Svizzera)

La radio non solo "resiste" alla tv, ma passa addirittura al contrattacco. Almeno in Svizzera. Qui il tempo trascorso davanti al piccolo schermo è in diminuzione mentre sale il gradimento per l'invenzione di Marconi. Secondo uno studio di Mediapulse nel 2007 i telespettatori della Svizzera francese sono rimasti davanti alla tv in media 163 minuti al giorno, contro i 170 nel 2006. Ogni giorno, 7 persone su 10 hanno acceso la televisione, ma gli affezionati della radio sono cresciuti fino al 90,6% della popolazione con più di 15 anni. Il tempo medio giornaliero di ascolto è salito di 3 minuti, dai 100 del 206 ai 103 del 2007. A crescere soprattutto i canali privati, ma l'emittenza pubblica (SRG SSR) è sempre il leader del mercato con il 68% di audience. (da Swissinfo.ch)

mercoledì, ottobre 03, 2007

La Rai chiude le onde corte, l'Italia non parla più col Sud del mondo

La Rai ha abbandonato le onde corte. Il 30 settembre sono cessate le trasmissioni per l’estero. Dal punto di vista storico per il nostro Paese finisce un’epoca, quella di Marconi. E ne dovrebbe iniziare un’altra, quella digitale. Dal punto di vista della comunicazione, invece, l’Italia abbandona di fatto il Terzo Mondo. E non comunica più con i Paesi del Nord Africa.

Questione di costi, ma non si parla di quelli della casta
Il direttore di Rai International parla di un risparmio di 18 milioni di euro. Denaro che potrà essere destinato alla tv e a internet. La decisione appare bipartisan, perché il processo di smantellamento del settore è iniziato con la legge Gasparri del 3 maggio 2004, che nella convenzione tra ente radiotelevisivo e governo ha fatto sparire le onde corte per l’estero. E si conclude con Prodi. La notizia della chiusura era diventata ormai certa verso la fine di settembre quando erano stati spenti due relay, i potenti ripetitori di Singapore e dell’isola di Ascensione, nell’Atlantico, che irradiavano verso Sud America, Africa e Australia. Immediata la reazione dei sindacati, poi rassicurati dall’azienda, preoccupati per il futuro di 45 dipendenti, tra tecnici e annunciatori traduttori madrelingua, oltre a diversi contratti a termine. In tutto erano 26 le lingue utilizzate per le trasmissioni all’estero. Secondo i dirigenti di viale Mazzini notiziari e programmi continueranno ad essere diffusi, almeno in parte, via tv satellitare e web. Dovrebbe arrivare anche un Tg in spagnolo.

L'esempio straniero non seguito
La decisione segue, in apparenza, quanto deciso da altre grandi compagnie radiofoniche nazionali. Dalla Voa alla Bbc, fino a Radio France international hanno ridotto le trasmissioni in onda corta, passando alle nuove tecnologie. Ma questo solo per le aree ricche e tecnologicamente avanzate. Nord America, Europa, Australia, Giappone. Là dove si dispone di computer e di collegamenti veloci. Del resto anche buona parte dell’Italia è ancora priva del collegamento a internet via Adsl.

La radio libera la mente
Per il resto del mondo la radio tradizionale, spesso piccola e facilmente trasportabile, continua a essere l’unico strumento per avere notizie. A basso costo, anche perché la Cina sta invadendo il mondo con radioline di buona qualità a prezzi stracciati. E in Africa è ormai avviata la produzione di radio a manovella, che non hanno bisogno delle pile. Ecco quindi che se la Bbc ha tagliato verso gli Usa ha aumentato le trasmissioni in arabo. E il governo degli Stati Uniti ha lanciato nuove radio in onde corte, medie e Fm: Radio Sawa, in arabo, e Radio Farda in farsi. Obiettivo: parlare ai giovani islamici.

Internet, la censura facile
E se internet può essere facilmente censurabile e controllabile, come sta accadendo in Cina con le complicità delle grandi aziende informatiche del Nord America, le onde radio lo sono meno facilmente. Lo dimostra il caso di Democratic voice of Burma, con gli studi in Norvegia, che riesce a perforare la feroce censura militare del Myanmar. E proprio in questi giorni nel Paese asiatico sono andate a ruba le radio con le onde corte, per avere, dall’estero, informazioni non censurate sulla protesta popolare e la repressione del regime.

Politica estera, se ci sei batti un colpo
Tornando all’Italia, con questa scelta il nostro governo rischia di privarsi di uno strumento importante di politica estera. Razionalizzare è necessario, ma rinunciare a dialogare con chi vive sulla sponda sud del Mediterraneo, con i nostri vicini, può non essere saggio. Nel caso specifico, vista la nostra posizione geografica, non sarebbe particolarmente costoso. E oltre alle onde corte si potrebbero usare le onde medie, con le antenne in Sicilia o nelle sue isole minori. Basterebbe avere una politica estera.